domenica, novembre 30, 2008

Internacional Sambentista

Ouça aí a melodia pro hino ao Colégio de São Bento, apelidado "Internacional Sambentista" pelo Renato Ambrósio, o 513. Agora estão faltando só os versos.

venerdì, novembre 21, 2008

Ayres 50


Ayres 50
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Cinquenta - Fifty - Cinquanta - cinquante - fünfzig

venerdì, ottobre 31, 2008

Fammi Fare

Scopri che cosa Confucio, Tchaikovsky, Karajan, Galimberti, Gesù Cristo, Mario Brunello, Margiotta, Lino Vianello, Ivana Padoan, Paolo Puppa, Luca Rodella e Ayres Marques hanno in comune.

domenica, agosto 03, 2008

Il Morto e lo Straniero


2008.07.27
Mi stavo preparando per andare all'ospedale, per fare la seconda notte affianco a Capo, mio suocero. Ero animato, fiducioso e al contempo sereno. Aspettavo soltanto che il computer finisse di trasferire una cartella da un disco rigido ad un altro. Erano quasi le nove di sera e il trasferimento della cartella gigantesca, contenente tutta la documentazione del Master che avevo fatto a Venezia, si stava finalmente concludendo.
Non volevo affrontare la lunga notte in quella strana solitudine a due, la mia e di mio suocero. Mi occorreva la compagnia del mio portatile. Nella prima notte di veglia alternavo l'assistenza a Capo alla scrittura di un messaggio a vecchi amici di scuola. Poi ho iniziato la lettura sullo schermo dell'Ovvio Ululante di Nelson Rodrigues. Quando si è fatto giorno e l'infermiere imbronciato è arrivato spingendo il suo carrello pieno di aghi, siringhe, bende e antibiotici e sollecitandomi di uscire dalla camera con mezze frasi poco articolate piene di scocciatura, ho capito che io, il mio computer, i miei vecchi amici di liceo, Nelson Rodrigues e anche Romolo Capodaglio eravamo di troppo. Bisognava fare posto alla vita reale, quella fatta di fatica, di rabbia, di fretta, di pane e di escrementi, di fumo e di macchina, di soldi e dell'onnipresente mancanza di essi; una vita in cui la dolcezza, l'affetto, la fratellanza, i sogni sono ancora più stranieri che i famigerati extracomunitari.
Per questa ragione ero contento di andare a fare la seconda notte all'ospedale vicino al mio carissimo e, posso anche dirlo, amato suocero. Per me era un po' come andare a casa, anche se in campeggio e per poco tempo, per stare in compagnia di amici, vicini e lontani. Ero contraddittoriamente euforico come chi parte per un viaggio di ritorno, da clandestino, per attraversare frontiere.
Appena finito il trasferimento della cartella suona il telefono fisso e subito dopo il cellulare di Gigliola. Pensavo che volessero sapere se ero già partito e per questo mi sono anticipato dicendo che sarei arrivato fra poco. Ma Gigliola m'interrompe: "Babbo è morto".
Niente notte insieme a Capo all'ospedale. Siamo andati invece tutti e tre, Gi, Marina e io, per portare l'ultimo vestito del piccolo vecchio Romolo.
Ero sorpreso e deluso. Non potevo immaginare che quel "poco tempo di vita" significasse così poco tempo. Nessuno mi aveva detto che negli accertamenti condotti all'ospedale avessero riscontrato un tumore al polmone che si era esteso anche al fegato. Anche se mi avessero detto del tumore, mi sarei aspettato più tempo, un'agonia meno breve.
L'ultima volta che avevo sentito l'espressione "poco tempo di vita" è stato nel 1985, in Brasile, dopo la seconda operazione di mia madre, Marilva. Il chirurgo ha chiamato i figli per dire: "Niente, non c'è più niente da fare. Inutile qualsiasi cura. Il cancro è troppo ramificato. Vostra madre ha poco tempo di vita"
"Quanto tempo?", domandai.
"Non lo so, ma poco, pochissimo"
Allora sono partito da San Paolo verso Natal, a tre mila chilometri, dove abitavo con Gi, la mia mogliettina giovane e carina, tenendo con me un solo desiderio: portare Marilva a Natal, se possibile, per stare in una casa davanti al mare e, se possibile, con tutta la famiglia riunita intorno a lei.
Ho affittato per tre mesi una casa sulla spiaggia di Cotovelo. I miei fratelli sono riusciti a far volare mia madre, nonostante la riluttanza della compagnia aerea di imbarcare un passeggero così visibilmente malato.
Abbiamo vissuto in quella casa per tre mesi in un frenetico andare e venire di familiari che arrivavano e partivano da lontano. Per alcuni giorni c'eravamo tutti quanti, insieme. Marilva con sua figlia e i suoi figli, anche Baixinho, il suo figlio più piccolo, il nostro fratellino, che ci aveva lasciati cinque anni prima, faceva sentire la sua presenza, e come. C'era Filhinho, suo marito e nostro padre. C'erano i suoi nipoti, i suoi generi e nuore. C'eravamo tutti e Gi ci ha fatto anche una foto di gruppo. Sarebbe stato bello se mia madre fosse morta in quei giorni. Ma no! Marilva è morta due anni più tardi, molto dopo aver affrontato il viaggio di ritorno a San Paolo. Sono stato per ben quattro volte da lei per passare gli "ultimi giorni" al suo fianco. Mamãe ha ricevuto l'estrema unzione per tre volte, dato i dubbi di mio fratello Adolpho sulla scadenza del sacramento. La notizia della sua morte l'ho saputa per telefono. "Se ne è andata, fratello", disse Adolpho. "Grazie, Dio", risposi sollevato.
Quando penso alla morte di mia madre, mi viene in mente il modo come lei mangiava il pollo. Prendeva gli avanzi che noi lasciavamo sul piatto. Li teneva con le mani, e ripuliva con i denti e le labbra tutti quei pezzettini di carne e di muscoli attaccati alle ossa che poi rimanevano da sole, splendenti. Faceva in questo modo anche se c'erano dei pezzi interi sulla fiamminga per lei. "Mi piace così", diceva. Il suo boccone preferito era il culo della gallina. Lo degustava in una beatitudine scandalosa. Ai nostri sguardi critici rispondeva sorridente: "Come mi piace!!!" Sì, Dio l'ha mangiata come lei mangiava il pollo.
Capo era tutto un altro paio di maniche. Uomo pragmatico, padrone di un'intelligenza pratica messa a servizio di una enorme generosità. Imbianchino. Conciliava dentro di sé intelligenza e intuizione, diplomazia e schiettezza, riflessione e irascibilità, con la stessa naturalezza con cui mescolava i colori nel bidone. Capo brillava in una tonalità unica, che non si sbiadiva né con la pioggia né con il sole sebbene fosse meteoropatico. Amante della libertà, il suo motto era: "Faccio come mi pare". Ultimamente mi diceva spesso: "Non ti invecchiare". Aveva lasciato delle direttive precise: "Se io dovessi aver un male, non mi voglio fare operare né sottopormi a quei trattamenti inutili" che aveva testimoniato tante volte negli ultimi anni. Nutriva diffidenza verso i medici e avversione agli ospedali. Negli ultimi mesi era molto depresso. Usciva poco da casa. Dal suo ricovero al suo decesso non è passata neanche una settimana. E così, quando ho fatto la mia prima notte all'ospedale insieme a lui non potevo immaginare che sarebbe stata anche l'ultima. Ogni tanto riusciva ad aprire gli occhi, ad alzare le braccia e per più volte ha chiamato "Mamma". Spesso faceva delle smorfie seguite da gemiti mentre cercava di togliersi il catetere. Era la notte di venerdì, 25 luglio. Capo è morto domenica, 27 alle nove di sera. I sedativi non gli permettevano di bestemmiare, ma se potesse, avrebbe maledetto quel catetere e chi glielo aveva fatto mettere. "Questo è poco ma sicuro", come diceva lui. La sua fine è stata rapida e rasante. Non so se l'avrebbe voluta in questa maniera, ma così è andata. La sua morte è stata schietta come le sue battute. Adesso toccherà a chi lo ha conosciuto e amato custodire dentro di sé un po' della sua luce, della sua energia, della sua vita.

giovedì, maggio 01, 2008

Il Calcetto dove Finisce la Terra


2007.03.05
Sarà stato per il mio compleanno di 8, 9 o 10 anni? O era per Natale che ho chiesto un bellissimo pebolim o "pimbolim", biliardino o calcio balilla? Non mi ricordo se l'ho ricevuto o meno. Mi ricordo benissimo di averlo tanto desiderato. Mi ricordo il negozio al "Largo do Cambuci" che aveva in mostra quel mio oggetto del desiderio. La mia passione per il biliardino è tramontata insieme alla passione per il calcio. Recentemente l'entusiasmo per il calcetto si è riaccesa a causa di mia figlia che lo adora e a causa del gruppo di fototerapia Zoom a Zonzo di Falconara che ha iniziato un divertente torneo di calcino che va di pari passo con le nostre spedizioni fotografiche. Ma soltanto la scoperta della storia di questo giocattolo è riuscita a ricreare la dimensione magica dell'universo infantile e ha fatto anche di più: mi ha regalato un nuovo membro alla mia ridotta squadra di idoli. Alejandro Finisterre ha inventato il "calcio da tavolo" all'età di 17 anni, quando era stato ricoverato in ospedale a causa di una ferita subita durante la guerra civile spagnola. In quella occasione lui ha visto tanti altri giovani ancora più sfortunati di lui che hanno dovuto amputare le gambe. Oltre alla sofferenza causata dal dolore fisico, questi ragazzi soffrivano con il pensiero di non poter mai più giocare a calcio. Per dare rimedio a questo dispiacere, Alejandro, che era appassionato di ping pong , ha immaginato il futbolin: il calcio che si poteva giocare con le mani.Il biliardino ha tanti nomi. In Italia soltanto viene chiamato in tanti modi diversi: calcetto, calcino, biliardino, bigliardino, calciobalilla, calcio balilla e chi più ne sa più ne metta. La popolarità di questo sport è diffusa quasi tanto quanto il calcio stesso. In Brasile si chiama pebolim, io ho sempre detto pimbolim, ma ho sentito chiamare anche totó. In Portogallo si dice matraquilhos, in Inghilterra è table football, in Francia è babyfoot mentre in Turchia langırt e in Iran futbal-dasti e in Germania kicker. In Spagna è futbolín, in Argentina metegol, in Mexico futbolito e negli Stati Uniti foosball. Questa è stata la sua invenzione più famosa, ma la sua vita stessa è stata un susseguirsi di ideazioni di risposte creative e poetiche a tante situazioni di difficoltà, di ingiustizie, di barbarie che il secolo XX ha prodotto così copiosamente come i nomi che indicano il calcetto nel mondo. Il gallego Alejandro Campos Ramìrez, nato a Fisterra, il 6 maggio 1919, ha scelto di morire a Zamora, città del suo miglior amico, il poeta León Felipe, l'8, il 9 o il 10 febbraio 2007. Viva Alejandro Finisterre! E che il suo spirito illumini il nostro giovane millennio.

venerdì, aprile 25, 2008

Un Proverbio al Giorno Leva la Noia di Torno


2007.03.04
Il mio intervento di animazione in casa di riposo si basa fondamentalmente sulla ricerca della dimensione ludica che possono avere tutte le attività quotidiane, anche quelle più banali. Il semplice fatto di riconoscere qualcuno attraverso una fotografia e magari ricordare il nome della persona, o provare a indovinare di chi è quel viso da bambina o spiegare come si prepara un dolce preferito; tutto questo suscita enorme piacere sia nelle persone che cominciano a vedere compromesse le loro facoltà cognitive ben come nei familiari e negli operatori che prendono cura degli anziani. In questo contesto, uno dei giochi più graditi è quello di completare i proverbi iniziati. A volte mi soffermo per domandare il significato di quelle frasi così autorevoli. Le risposte sono spesso molto divertenti, fantasiose. Ogni tanto cerco nella mia memoria dei proverbi brasiliani che corrispondono a quelli italiani e così facendo inizio un viaggio nel mio universo infantile. Sento la voce di mia sorella, mia madre, mio padre, mia nonna, mio nonno e sento il profumo del caffè di casa mia e del tè della casa di nonna Rosa e così anche la luce, l'atmosfera, il calore e i colori di quei ricordi si materializzano e mi riscaldano. Ecco alcuni proverbi italiani che piacciono ai miei vecchietti e alcuni proverbi brasiliani che sono per me particolarmente evocativi , anche se non sono sempre d'accordo col messaggio che veicolano:

Chi troppo abbraccia nulla stringe.
Chi si loda, si sbroda.
Chi si accontenta, gode.
Campa cavallo che l’erba cresce.
Uomo avvisato, è mezzo salvato.
Chi disprezza, compra.
Chi dorme non piglia pesci.
Chi tardi arriva male alloggia.
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
Occhio non vede cuore non duole.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Tra moglie e marito non mettere il dito.
Il mondo è bello perché è vario.
Tutto il mondo è paese.
Paese che vai, usanze che trovi.
L’amore non è bello se non è litigarello.
Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Chi fa da sé, fa per tre.
Il buon giorno si vede dal mattino.
Moglie e buoi dei paesi tuoi
Mal comune, mezzo gaudio.
La lingua batte dove il dente duole.
Fatta la legge, trovato l’inganno.
Gallina vecchia fa buon brodo.
L’Epifania tutte le feste porta via.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Dio li fa e poi li accoppia.
Patti chiari, amicizia lunga.
Chiodo scaccia chiodo.

Provérbios Brasileiros


A calunia é como carvão, quando não queima, suja a mão. (Bras-net, SC)
A esperanca é a ultima que morre, mas morre. (Bras-net, SP)
A fome é o melhor tempero. (PE)
A força da corrente está no elo mais fraco. (RJ)
A grama do vizinho é sempre mais verde. (Bras-net, ES)
A justiça divina tarda, mas não falha. (RJ)
A língua bate onde o dente dói. (RN)
A maneira mais rápida de se tocar uma boiada é devagar. (Bras-net, MS)
A mentira tem pernas curtas. (Bras-net, SP)
A paciência tem limites. (PI)
A pressa é a inimiga da perfeição. (RJ)
A sorte ajuda os ajudazes. (SP)
A união faz a força. (Bras-net, SP)
A vida tem altos e baixos. (RJ)
A vingança é doce, mas os frutos são amargos. (AC)
A voz do povo é a voz de Deus. (RJ)
Água mole em pedra dura, tanto bate até que fura. (RJ)
Águas passadas não movem moinho. (RJ)
Ajoelhou, tem que rezar. (Bras-net, SP)
Alegria de pobre dura pouco. (Bras-net, SP)
Amanhã é outro dia. (RJ)
Amigo certo é o das horas incertas. (RJ)
Amigos, amigos, negócios à parte. (RJ)
Amor de pica é amor que fica. (Bras-net, SP)
Amor com amor se paga. (Bras-net, BA)
Antes só do que mal acompanhado. (Bras-net, RJ)
Antes tarde do que nunca. (Bras-net, SP)
Antes um pássaro na mão, que dois voando. (MG)
Aonde a vaca vai, o boi vai atrás. (Bras-net, SP)
Apressado come cru e atrasado não come. (Bras-net, SP)
Aqui se faz, aqui se paga. (Bras-net, SP)
As aparências enganam. (RJ)
As melhores essências estão nos menores frascos. (RJ)
Atos falam mais que palavras. (RJ)
Baiano burro nasce morto. (Bras-net, BA)
Bicho ruim não morre. (PI)
Brincadeira tem hora. (Bras-net, SP)
Cachorro mordido por cobra tem medo de lingüiça. (Bras-net, MG)
Cão que ladra não morde. (Bras-net, SP)
Cada cabeça uma sentença. (RJ)
Cada louco com a sua mania. (RJ)
Cada macaco no seu galho. (RJ)
Cada um por si, Deus por todos. (SP)
Cada um puxa a brasa pra sua sardinha. (RJ)
Cajueiro doce é que leva pedrada. (RN)
Casa de ferreiro, espeto de pau. (RJ)
Cesteiro que faz um cesto, faz um cento. (GO)
Conhece-se o marinheiro, no meio da tempestade. (SE)
Dança-se, conforme a música. (RJ)
De grão em grão a galinha enche o papo. (Bras-net, SP)
De boa inteção o inferno está cheio. (RJ)
De médico e de louco todos nós temos um pouco. (RJ)
De pensar morreu um burro. (RJ)
Depois da tempestade vem a bonança. (RJ)
Desgraça pouca é bobagem. (RJ)
Deus ajuda quem cedo madruga. (MS)
Deus dá o frio conforme o cobertor. (RJ)
Deus escreve o certo, por linhas tortas. (RJ)
Deus não dá asas à cobra. (RJ)
Devagar com o andor, que a santa é de barro! (RJ)
Devagar se vai ao longe. (RJ)
Diga-me com quem andas que eu te direi tu quem és. (Bras-net, SC)
Dois bicudos não se beijam. (RJ)
Dor de barriga não dá uma vez só. (Bras-net, SP)
Dos males, o menor. (RJ)
É melhor prevenir, que remediar. (RJ)
É melhor um jumento que me carregue, que um cavalo que me derrube. (Bras-net, SP)
Em boca fechada não entra mosca.
Em briga de marido e mulher não se mete a colher. (RJ)
Em casa de enforcado, não se fala em corda. (RJ)
Em cavalo dado, não se olham os dentes. (RJ)
Em mulher, não se bate nem com uma flor. (RJ)
Em Roma, como os romanos. (Bras-net, SP)
Em terra de cegos, que tem olho é rei. (Bras-net, SP)
Em time que está vencendo, não se mexe. (Bras-net, SP)
Errando se aprende. (RJ)
Errar é humano, persistir no erro é burrice. (RJ)
Faça o bem sem olhar a quem. (RJ)
Faça o que eu digo, mas não faça o que eu faço. (RJ)
Ficar com a pulga atrás da orelha. (Bras-net, SP)
Filho de peixe peixinho é. (Bras-net, SP)
Galinha velha da bom caldo, mas franga nova faz galo velho cantar. (Bras-net, SP)
Gato escaldado tem medo de água fria. (Bras-net, SP)
Gosto não se discute. (RJ)
Há mal que vem pra bem. (MS)
Há sempre um chinelo velho para um pé cansado. (Bras-net, SP)
Isso é conversa para boi dormir. (Bras-net, MS)
Jogar verde pra colher maduro. (Bras-net, SP)
Ladrão que rouba ladrão tem cem anos de perdão. (Bras-net, SP)
Laranja madura, na beira da estrada, tá bichada, oh Zé, ou tem marimbondo no pé. (Bras-net, SP)
Levanta, sacode a poeira e dá a volta por cima. (Bras-net, SP)
Macaco que muito pula leva chumbo. (Bras-net, SP)
Mais agitado que siri na lata. (Bras-net, SP)
Mais apertado do que sardinha em lata. (Bras-net, SP)
Mais feio que briga de foice na escuridão. (Bras-net, RJ)
Mais perdido do que cachorro em dia de mudança. (Bras-net, SP)
Mais perdido do que cego em tiroteio. (Bras-net, RJ)
Mais por fora que umbigo de vedete. (Bras-net, SP)
Mais vale estrada velha que vereda nova. (AL)
Mais vale ler um homem que cem livros. (RJ)
Mais vale um amigo na praça, do que dinheiro em banco. (RJ)
Mais vale um gosto do que um vintém no bolso. (RJ)
Mais vale um mau acordo do que uma boa questão. (Bras-net, SP)
Mais vale um pássaro na mão do que dois voando. (RJ)
Matar dois coelhos, com uma só cajadada só. (Bras-net, SP)
Melhor perder um minuto na vida do que a vida em um minuto. (Bras-net, SP)
Melhor prevenir que remediar. (Bras-net, SP)
Mentira tem pernas curtas. (RJ)
Merda quanto mais se mexe mais fede. (Bras-net, RJ)
Mineiro trabalha em silêncio. (MG)
Mulher e fotografia só se revelam no escuro. (Bras-net, SP)
Na boca de quem não presta, quem é bom não tem valia. (PE)
Nada como um dia após o outro. (RJ)
Não adianta chorar o leite derramado. (Bras-net, SP)
Não adianta tampar o sol com a peneira. (RJ)
Não ata nem desata. (MS)
Não cante vitória antes do tempo. (RJ)
Não deixe pra amanhã o que se pode fazer hoje. (RJ)
Não embarque em canoa furada. (Bras-net, SP)
Não há bem que sempre dure, nem mal que nunca se acabe. (RJ)
Não há carne sem osso, nem farinha sem caroço. (CE)
Não há manjar que não enfastie, nem vício que não enfade. (PI)
Não se cospe no prato em que se come. (RJ)
Não cutucar a onça com a vara curta. (Bras-net, RJ)
Não se dá murro em ponta de faca. (RJ)
Não se pode chupar cana e assobiar ao mesmo tempo. (PE)
Não se troca o certo pelo duvidoso. (RJ)
Necessidade aguça o engenho. (PE)
Nem fode, nem sai de cima. (Bras-net, SP)
Nem tanto ao céu, nem tanto à terra. (RJ)
Nem tudo que reluz é ouro. (RJ)
Ninguém é insubstituível. (RJ)
Ninguém nasce sabendo. (RJ)
Nunca diga desta água não beberei. (RJ)
O que passou, passou. (RJ)
O barato sai caro. (RJ)
O bom filho à casa torna. (RJ)
O corno é sempre o último a saber. (Bras-net, SP)
O feitiço sempre vira contra o feiticeiro. (RJ)
O fim justifica os meios. (SP)
O futuro a Deus pertence. (RJ)
O hábito é uma segunda natureza. (SP)
O homem põe, Deus dispõe. (RJ)
O lobo perde o pêlo, mas não perde o vício. (BA)
O melhor da festa é esperar por ela. (RJ)
O olho do dono é que engorda o porco. (MG)
O pão do pobre cai sempre com a manteiga pra baixo.
O pior cego é aquele que não quer ver. (Bras-net, SP)
O pouco com Deus é muito, o muito sem Deus é nada. (MG)
O que é bom, dura pouco. (RJ)
O que é do hômi, o bicho não cômi. (GO)
O que é que tem o cu a ver com as calças? (Bras-net, RJ)
O que não mata, engorda. (RJ)
O que os olhos não vêem o coração não sente. (Bras-net, SP)
O que seria do roxo se todos gostassem do amarelo? (RJ)
O que vem de baixo não atinge! (Bras-net, SP)
O Sol nasce pra todos. (SC)
Os cães ladram e a caravana passa. (Bras-net, SP)
Os incomodados que se mudem. (RJ)
Paciência tem limites. (RJ)
Palavra de rei não volta atrás. (RJ)
Pão, pão, queijo, queijo. (RJ)
Para bom entendedor, meia palavra basta. (Bras-net, SP)
Pau que nasce torto morre torto. (Bras-net, BA)
Pedra que rola não cria limo. (RJ)
Periquito come o milho, papagaio leva a fama. (Bras-net, SP)
Peru é que morre na véspera. (RJ)
Pimenta no cu dos outros é refresco. (Bras-net, SP)
Pior a emenda que o soneto. (RJ)
Pisar em ovos. (Bras-net, SP)
Pisar na bola. (Bras-net, RJ)
Pode vir quente que eu estou fervendo. (Bras-net, SP)
Por trás de um grande homem, há sempre uma grande mulher. (Bras-net, SP)
Pra Deus, nada é impossível. (RJ)
Presente de grego. (Bras-net, SP)
Promessa é dívida. (RJ)
Quando a esmola é muita, até o santo desconfia. (RJ)
Quem ama o feio, bonito lhe parece. (RJ)
Quem avisa, amigo é. (RJ)
Quem cala, consente. (RJ)
Quem canta, seus males espanta. (RJ)
Quem casa quer casa. (RJ)
Quem cochicha, o rabo espicha. (RJ)
Quem com ferro fere, com ferro será ferido. (RJ)
Quem conta um conto, aumenta um ponto. (RJ)
Quem cospe pra cima, na cara lhe cai. (PE)
Quem dá aos pobres, empresta a Deus. (RJ)
Quem desdenha, quer comprar. (RJ)
Quem disso cuida, disso usa. (Bras-net, SP)
Quem diz o que quer, ouve o que não quer. (RJ)
Quem é vivo, sempre aparece. (RJ)
Quem escuta, o rabo encurta. (MG)
Quem foi rei, nunca perde a majestade. (RJ)
Quem muito quer saber, mexerico quer fazer. (RJ)
Quem muito se abaixa, o cu aparece. (Bras-net, SP)
Quem não arrisca, não petisca. (RJ)
Quem não chora, não mama. (RJ)
Quem não deve, não teme. (RJ)
Quem não se comunica, se trumbica. (RJ)
Quem não tem cão, caça com gato. (RJ)
Quem não tem colírio, usa óculos escuros. (Bras-net, SP)
Quem nasce para tostão não chega a milhão. (MS)
Quem os meus filhos beija, a minha boca adoça. (RJ)
Quem paga adiantado, é sempre mal servido. (GO)
Quem planta vento, colhe tempestade. (RJ)
Quem procura, acha. (RJ)
Quem quiser emendar o mundo, comece por si. (RJ)
Quem ri por último ri melhor. (Bras-net, SP)
Quem se avexa, come cru. (BA)
Quem tem boca, vai a Roma. (RJ)
Quem trabalha de graça é relógio. (Bras-net, SP)
Quem tudo quer, tudo perde. (RJ)
Quem vê cara, não vê coração. (RJ)
Quem viver, verá. (MS)
Querer é poder. (RJ)
Rei morto, rei posto. (RJ)
Ri melhor, quem ri por último. (RJ)
Roma não foi feita num dia. (RJ)
Roupa suja se lava em casa. (RJ)
Ruim com ele, pior sem ele. (RJ)
Saco vazio não para em pé. (Bras-net, SP)
Santo de casa não faz milagres. (RJ)
Sapo de fora não chia. (MS)
Sapo não pula por boniteza, mas por precisão. (CE)
Se conhece o marinheiro, no meio da tempestade. (SE)
Se correr o bicho pega, se ficar o bicho come. (Bras-net, RJ)
Se Maomé não vai a montanha, a montanha vai a Maomé. (Bras-net, SP)
Se morrer é descanso, quero morrer cansado. (Bras-net, RJ)
Se quer conhecer o vilão, meta-lhe a vara na mão. (MG)
Seguro morreu de velho. (RJ)
Seja dono da sua boca, para não ser escravo de suas palavras! (Bras-net, SP)
Só se dá valor ao que se tem, depois que se perde. (RJ)
Sorrir é o melhor remédio. (Bras-net, SP)
Tal pai, tal filho. (RJ)
Tamanho não é documento. (RJ)
Tempo é dinheiro. (Bras-net, SP)
Um dia é da caça, outro do caçador. (RJ)
Um é pouco, dois é bom, três é demais. (RJ)
Um erro não justifica o outro. (RJ)
Um homem prevenido vale por dois. (RJ)
Uma andorinha só não faz verão. (RJ)
Uma mão lava a outra e as duas lavam o rosto. (Bras-net, SP)
Uma vela a Deus, outra ao diabo. (Bras-net, BA)
Vai com Deus. (Bras-net, RJ)
Várias cabeças pensam melhor do que uma. (Bras-net, SP)
Vaso ruim não quebra. (RJ)
Veja de perto pra contar o certo. (RJ)
Vivendo e aprendendo. (PE)
Vou te mostrar com quantos paus se faz uma canoa! (RJ)

sabato, aprile 19, 2008

Larry Coryell a Loreto


2007.03.02
Una sera Gabriele mi ha telefonato per dire che Larry Coryell era a Loreto per un concerto al Palacongressi , a 200 metri da casa mia. "Vieni?" È stato uno dei più bei concerti che io abbia mai visto dal vivo. A due passi da casa, e io non avrei mai saputo niente se Gabriele non me lo avesse avvertito.





lunedì, aprile 14, 2008

Sambentistas do Samba


2007.02.28
Aqui na Itália torci pelo Roma porque era o time de Falcão, depois passei pro Inter de Ronaldo e agora tenho simpatia pelo Milan de Kaká. Sou brasileiro. Fui corintiano roxo. No Rio Grande do Norte torcia pro América. Adorava o Senna e Ulysses Guimarães. Fui imperador e escravo do Babilônia e sou Cidadão Natalense. Em São Paulo me perdi, em Cambridge eu me busquei, em Berlim ich war ein Berliner, em Veneza podia até morrer. Mas se existe uma camisa que visto e que é como a minha pele, algo que me define e me liberta, que me inspira e do qual me orgulho; se ainda sou alguma coisa que sempre fui e sempre serei, então devo dizer que sou São-Bentista, ou como prefiro grafar, Sambentista, porque o São Bento dá Samba. E agora não sambo mais sozinho, tem o surdo do Rato e o violão do Bosco, o tamborim do lorde Gil e o agogô do Tony. Segura a cuíca, Zé Kalos! E abram alas pro Adolpho, o Ambrósio, o Tião, o Weber, o Wellington, o Gilberto e a mulata do Arthur passarem.

mercoledì, aprile 09, 2008

Lord Gil e outros nobres sambentistas


2007.02.27
Estava virando obsessão. Queria, porque queria saber notícias dos meus velhos amigos. Passei horas, dias a fio, procurando por eles em internet. Digitava o nome deles e ia de página em página até encontrar algum indício. Pisava todo tipo de picada internáutica atrás de uma foto, uma nota, uma menção. Quando encontrava fazia festa. Mas entre o virtual e o real tem no meio um matagal que é difícil atravessar. E foi assim, com aquele espírito bandeirante, que me embrenhei na mata fechada pelos anos e pela distância a procura das pedras preciosas do meu novo mundo passado: meus amigos do Colégio de São Bento. Penetrando a mata escura fui encontrando meu pai português medieval ambicioso alucinado e simples que descobria um mundo virgem amavelmente selvagem e feroz e minha mãe índia assustada e apaixonada e meu pai-irmão tupi or not tupi que lutava, matava, fugia, morria mas que não desaparecia e meu pai irmão mãe e amante negra revoltada e resignada que procurava outros seres assim esculpidos na saudade enlouquecida por um futuro passado que cético, sem dúvidas tinha certeza de encontrar. E reencontrando-os me encontrei! É surpreendente e emocionante sentir a vitalidade renovada e multiplicada com que cresce a árvore abatida quando acontece de brotar. E brotou, brotamos. Sinto florir em mim, em nós, uma amizade mais forte e junto com ela uma vida mais forte e urgente. Depois que os temores, as profecias, as dúvidas e as certezas se realizaram e se desmentiram umas às outras e que se transformaram em fato e mito, agora tudo está pronto para se transformar novamente. A vida se cumpriu, então que se cumpra até o fim, ainda que se na sua transcriação de um destino que era diverso. Então eu preciso agradecer Internet e à secretária anônima do departamento de serviço ao cliente Sadia que respondeu ao meu pedido surreal de ajuda para encontrar meu amigo desaparecido Ottoni Fontana. Pra não falar da minha desconhecida amiga portuguesa Amélia Pais que me trouxe Gilfredo Pinheiro, abraçado a Ungaretti, no seu Barco das Flores de blog poesia. Agradeço também à Tânia Marques, Lilian Santos e ao Nieri. Mas o milagre milagroso aconteceu foi quando quem eu não procurava me procurou e me achou, justamente através deste meu blog véio: José Carlos Santana ou ZéK, como o rebatizou Bosco Brasil. A chama da amizade daquele grupo de moços do clássico AD se reacendeu com uma impetuosidade adolescentemente madura e ao redor desta fogueira de São ZéK, brincamos infantis Lord Gil, TTony, Boscozinho e a Paraibana do Glicério. E que a vida se cumpra feliz, ainda que não comprida.

Poema de Ungaretti com a transcriação de Gilfredo Pinheiro

Sono uma creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Sou uma criatura

Como esta estátua
de São Miguel
tão fria
tão dura
tão seca
tão árdua
tão totalmente
inanimada

Como esta estátua
fica o meu pranto
que não se vê.

A morte
se cumpre
vivendo.

domenica, aprile 06, 2008

Dor de Dente e Dor de Alma


2007.02.26
Hoje Marina teve uma dorzinha de barriga. Isso me fez pensar nas dores que temos que enfrentar nesta vida. Por muitos anos tive como fiel companheira uma queimação no estômago que ninguém conseguia eliminar, até que um dia dois cientistas lá longe na Austrália, Robin Warren e Barry Marshall, descobriram a marvada heicobacter pylori. Assim, quando já tinha-me acostumado com a idéia de ter que conviver com aquela incômoda hóspede, fiz o novo tratamento e nunca mais tive notícias daquela famigerada gastrite. Outras dores mais agudas como dor de dente, dor de ouvido ou aquela dor que alguns adolescentes acabam contraindo por andar com más companhias, todas elas vieram e passaram com ajuda da santa medicina. Mas as dores mais doídas, aquelas que fazem a gente enlouquecer, são as dores da alma. Um amor traído ou não correspondido, uma injustiça sofrida, uma calúnia, um sentimento de culpa, a perda repentina de um familiar ou ainda pior que isso tudo é testemunhar impotente o sofrimento de uma pessoa querida. Pra estes males não há remédio senão o passar do Tempo, ou a força interior que vem de algum lugar misterioso. O único tratamento que, na minha experiência, pôde aliviar um pouquinho estas dores da alma foi uma overdose de amor ministrada pelas pessoas queridas. Então começaram chover imagens de pessoas que amo e que alguma vez remediaram a minha dor: Adolpho, Guto, Nenê, Baixinho, Gi, Marina, Gilfredo, Bosco, Fernando, Marco - 52, Tony, Chico, Paola, João de Deus, Dauro, Gianluca, Erik, Hilde, Maitè, Fred, Moisés, ZéK, Ambrósio, Fábio, Rita, Alípio e aí a chuva virou temporal e o açude começou sangrar de alegria e foi festa grande no sertão do meu coração vagabundo.

venerdì, aprile 04, 2008

Chaque Homme dans sa Nuit


2007.02.25
Quando finisce una bellissima e sofferta partita di calcio o quando la macchina vincente oltrepassa la linea del traguardo in una corsa di formula 1, non vi prende un sentimento ambiguo di soddisfazione e di tristezza? Soddisfazione per il risultato, per la bellezza di una performance sportiva, ma allo stesso tempo una freschissima nostalgia di qualcosa che è appena entrata nella dimensione delle cose passate? Succede proprio così a me, alla fine di una esperienza emozionante come quella del seminario di Paolo Puppa al Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia. La fine di qualcosa bella e intensa concentra in sé tutto il percorso che si è appena concluso. Nel caso del seminario di Puppa il percorso è stato molto lungo. Era cominciato il 25 novembre 2006 e si era concluso il 25 febbraio 2007. Certamente non sarà possibile capire e apprezzare tutto quello che sta dietro la performance sincronica, che mette insieme tutte le performance individuali, dalla parte di un osservatore che non abbia partecipato al seminario. Vi garantisco però che per noi, fortunatissimi allievi di Paolo Puppa, non sarà facile dimenticare. Ecco la performance:

Questa è la versione sincronica delle performance individuali degli allievi di Paolo Puppa al Master di Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia. L'effetto "china" del filmato contribuisce a creare il clima onirico surreale della proposta di Paolo Puppa.

mercoledì, aprile 02, 2008

Hamlet Restaurant


2007.02.24
La performance Hamlet Restaurant trae spunto dal testo teatrale Sì, Famose di Paolo Puppa e da Hamlet Machine , di Heiner Müller. In Sì, Famose, Paolo Puppa immagina un enorme salone dove arrivano le vittime del crollo delle Torri Gemelle. Loro sono ricevute da figure che provengono dalla storia, dalle leggende e dal mondo dell'arte di epoche diverse e che hanno il compito di consolare quelle persone appena decedute che si trovano ancora in uno stato confusionale. Hamlet Machine invece è una pièce post moderna che mostra un Amleto che si confronta con i problemi della fine di un mondo, la fine di un'epoca, la fine della modernità. Inserisco nel blog di oggi tre video. Nel primo c'è la mia proposta originale di performance. Nel secondo si vede Paolo Puppa che commenta e che suggerisce dei cambiamenti. Nel terzo c'è la performance con la regia di Paolo Puppa.Vorrei precisare che non si tratta di un lavoro teatrale ma soltanto della documentazione di come la performance possa essere utilizzata come strumento creativo e espressivo a servizio di un virtuale intervento all'interno di una pratica che può essere, formativa, terapeutica, pedagogica o artistica.
Hamlet Restaurant - preliminare

La regia di Paolo Puppa


Hamlet Restaurant - regia di Paolo Puppa

lunedì, marzo 31, 2008

Puppa, Müller e Zerozan


2007.02.23
Era dal 25 novembre del 2006 che pensavo alla performance che dovrei proporre per il seminario di Paolo Puppa. Siamo arrivati al 23 febbraio e ancora non avevo deciso niente. Ero sul treno per andare a Venezia e ricordavo la prima lezione di Puppa. Paolo Puppa aveva portato dei testi suoi e di Heiner Müller, Hamletmachine, per farci leggere ad alta voce. C'era stata una sommossa tra gli studenti. Una collega era addirittura svenuta. I testi erano potenti e sconvolgenti. Si parlava di morte, stupri, cannibalismo, necrofilia e così via. La lezione, al contrario che a tutti i miei colleghi, mi è piaciuta tantissimo. Ci ha dato una scossa, ci ha scombussolati tutti noi nel nostro profondo. Adesso toccava a noi rispondere, ma io ero li sul treno per andare a presentare una performance ispirata sui testi proposti da Puppa e non avevo nessuna idea chiara. Quando il treno stava per arrivare in stazione e Venezia già si presentava un po' così timidamente, sono andato in bagno per fare la pipi. Mentre tiravo l'acqua, mi sono venuti in mente i primi scritti dei cronisti europei che arrivavano al nuovo continente. Gli autoctoni brasiliani, non sapendo come chiamare quelli esseri strani che approdavano nelle spiagge brasiliane, gli hanno datti tanti sopranomi. Uno di questi sopranomi era "colui che beve acqua sporca" e "colui che sporca l'acqua". Immagino che cosa diranno i nostri discendenti su di noi tra 500 anni. Diranno che noi utilizzavamo il bene più prezioso del pianeta, l'acqua, per portare via i nostri escrementi. Mentre ritenevamo immorale nominare gli escrementi e le parti del corpo da dove essi fuoriuscivano, consideravamo come segno di civiltà il nostro sistema sanitario.

Mentre facevo la pipi (non si dice pisciare, che è brutto) mi sono ricordato dell'unico indio che io ho incontrato in Brasile. Si chiamava Zerozan. Era un indio urbano. Una volta mi ha chiesto di fare una seduta di fotografia. Voleva essere fotografato come diceva lui. Ogni indumento e ogni posa aveva un significato. Ha voluto mostrare come cacciava, come dormiva, come danzava. Ho chiesto a lui il signifidato di ogni cosa. Poi ho chiesto a lui di togliersi l'orologio dal polso. Lui si è rifiutato. "Non, l'orologio fa parte di Zerozan". Certo, mi ero dimenticato che Zerozan era un indio urbano.

domenica, marzo 30, 2008

Gianluca e le Pannocchie


2007.02.22
Ci siamo conosciuti alla Tecnostampa, nel 2000, quando facevo l'operaio, appena arrivato dal Brasile. Ero l'ultimo degli operai nella gerarchia, l'ultimo arrivato, l'unico straniero e l'unico laureato. Questo è stato uno dei più difficili periodi della mia vita. Il motivo della mia sofferenza non riguardava tanto il tipo di lavoro che facevo, ne le persone con cui passavo la maggior parte della mia giornata. No, questo no. Al contrario, ho conosciuto persone molto in gamba dentro quella rumorosa industria grafica. Devo anche dire che nutro un sentimento di gratitudine e anche di affetto verso praticamente tutte le persone che ho incontrato in quella fase che è durata quasi due anni. La ragione del mio malessere era il cambiamento radicale in negativo nello stile e nella qualità della mia vita loretana rispetto alla mia vita a Natal. Ero consapevole che quella era una provazione e sono contento che sia finita. Mi piacerebbe moltissimo un giorno poter raccontare quell'esperienza. Dentro quella fabbrica ho scattato delle foto che mi piacciono tantissimo e tra le amicizie che ho fatto conservo viva e forte il rapporto con Gianluca Natali. Il nostro primo incontro è stato una presa in giro che lui ha fatto a me davanti agli impiegati dell'ufficio tecnico. Lui mi ha chiesto di leggere ad alta voce alcune parole apparentemente innocenti ma che faceva ridere a tutti quanti, tranne che a me. Mi sforzavo al massimo per scandire bene ogni parola. Uno di quei vocaboli io mi ricordo fino ad oggi: PANNOCCHIA. Per me pannocchia voleva dire soltanto quel crostaceo (Squilla mantis) che preparava mia suocera il venerdì e che mi piaceva e che ancora oggi mi piace tanto. La cosa più buona della pannocchia non è tanto mangiarla, ma succhiarla. Accidente come mi piace! Proprio questo io raccontavo ai tecnici loretani, maschi e femmine, e loro morivano dalle risate. Oggi capisco perché si divertivano così tanto mentre parlavo innocentemente delle mie predilezioni per della cucina italiana. Il fatto rimane comunque, che succhiare le pannocchie mi piace veramente e sempre di più.

venerdì, marzo 28, 2008

Storie che il Mare Racconta


2007.02.21
Siamo andati a fare la nostra solita passeggiata a Porto Recanati. Come capita spesso, mi fermo a guardare e ad ascoltare il mare. Marina mi si è seduta a fianco e mi ha domandato che cosa io stessi facendo. Le ho risposto che cercavo di comprendere la storia che il mare mi stava raccontando in quel momento. Ma non era molto semplice perché il mare di Porto Recanati parla in adriaticano mentre io ero abituato ad ascoltare i racconti in atlanticano. Lei è rimasta in silenzio e dopo alcuni minuti mi ha detto: "guarda che ho capito la storia di oggi" e me la raccontò così:

giovedì, marzo 27, 2008

Umberto Galimberti: la scimmia volante del pensiero

Il Professor Umberto Galimberti risponde alla domanda: "chi è veramente Umberto Galimberti?" durante una conversazione con gli allievi del Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia, a dicembre 2007.

Augusto Marques, genealogia etc


Visualizzazione ingrandita della mappa

Descobri que o meu bisavô Augusto Marques, considerado o Pai da Contabilidade Francana, Fundador do Ateneu Francano, nome de rua importante da cidade, nasceu em Atibaia no dia 16 de Agosto de 1880. A diretora do Jornal Comércio da Franca, Senhora Sônia Machiavelli Neves, juntamente com a minha querida Titia Olga e meu Tio Álvaro Ledier, foram quem me ajudaram a descobrir o nome dos pais do meu bisavô: Chamavam-se Camilo da Silva e Amélia Ledier. Mas se o meu tartaravo tinha o sobrenome Silva e a minha tartaravò tinha o sobrenome Ledier, da onde meu bisavô tirou o sobrenome Marques? Augusto Ledier adotou o sobrenome da sua esposa, Augusta Ferreira Marques. Não sei o porque desta minha paixão urgente pela minha genealogia. Talvez porque me encontre longe de casa e da casa dos meus antepassados. Mas ao mesmo tempo creio que este chamamento ao passado venha do anúncio e da convivência de vidas novas. Minha filha Marina de oito anos, meu sobrinho Victor de um ano e sobretudo a filha do meu irmão Adolpho que esta para nascer e que se chamará Júlia que me fazem esta pergunta silenciosa que um dia florirá: da onde a gente vem? Eu gostaria imensamente de ser aquele tio e pai maluco que soubesse dar ou inventar uma resposta. Estou tentando, mas não estou sozinho nesta história. A prima Sila, Hersília Ferrari, a minha sobrinha Andréia Escudero, minha irmã Rosa Escudero Pinto fazem parte desta ponta de lança pro passado e pro futuro. Tomara que outros sejam também contagiados. Será que tem alguém que poderia conseguir a foto do ilustre Augusto Marques e da sua esposa?

mercoledì, marzo 26, 2008

Sauna, Suomi, Kirsti, Tuija and Petri


2007.02.18
Every time I go for a Sauna I can't help not to think about three Finnish people I met in my life: Kirsti Soisalo, Tuija and Petri Lehtonen. I met Kirsti when I worked in a hotel called Maksoud Plaza, in Sao Paulo, in 1980. I got to know Petri and Tuja in Natal in 1995, I guess. It would be so great to know where they are and how they are doing. I'm sure they don't know that I no longer live in Brazil but in Italy with Gigliola and Marina . I'd love to let them know that I love Suomi just because I was lucky enough to have met them. Where are you, finlandeses queridos?

martedì, marzo 25, 2008

Umberto Galimberti - La Scimmia Volante del Pensiero

Il Professor Umberto Galimberti risponde alla domanda: "chi è veramente Umberto Galimberti?" durante una conversazione con gli allievi del Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia, a dicembre 2007. Ho realizzato questo video per ricordare quella bellissima lezione di chiusura del nostro Master e per condividerlo con chi non ha avuto il privilegio di partecipare a quella deliziosa chiacchierata con uno dei più importanti pensatori contemporanei.

video

Nuvola Rossa e Seikilos


2007.02.17
Ogni tanto passo dal Nuvola Rossa per prendere una birra, un liquore di ginepro, un rum agricolo e stuzzicare qualcosa. In realtà, vado incontrare Salvatore e Felicetta e i clienti che come me frequentano quel simpatico locale di Numana. Nuvola Rossa è il mio bar di questi ultimi anni, dal 2003, credo. Adesso, guardando alcune foto che ho scattato mi vengono in mente tante storie divertenti, tanti incontri. E' stato proprio al Nuvola Rossa che ho portato mio amico scultore Valentino Giampaoli un giorno di ottobre del 2005 per degustare una weissbier e un bicchierino di un rum agricolo 8 anni che Salvatore tiene riservato per i clienti speciali. Quella notte Valentino mi parlò di una scultura, una pietra tombale, che conteneva queste sagge parole di Seikilos:
Fino a quando vivi, manifestati. Nulla interamente ti affligga. Vicino al Nulla è il vivere. Il Tempo esige la fine.
Non so se a causa di quelle parole o se per l'effetto del rum, mi è capitato che quella notte le incertezze e le mancanze cessarono di affliggermi, almeno interamente.

lunedì, marzo 24, 2008

Il Salmone e il Fiume del Tempo

2007.02.16
A volte mi alzavo nella notte di Sao Paulo per frugare in frigorifero. Di solito cercavo qualcosa di dolce. Mi vedo ancora aprire lo sportello e servirmi del soufflé che mia madre preparava con biscotti di champagne e crema di cioccolato. Spesso capitava d'incontrar qualche fratello insonne come me a far rapina in cucina. Allora si parlava del più e del meno, qualche scherzo o qualche lamento, mangiando un bocconcino, seduti su uno sgabello. L'intimità che porta la notte, il parlar piano per non svegliare nessuno, creava quell'ambiente che invitava quei pensieri e sentimenti che i rumori esterni e interiori dei giorni spaventano.
Stasera sono stato a cena da un amico, Enrico Smerzini. Barbara, sua moglie, aveva un impegno di lavoro. Ha messo Jacopo a letto e ci ha lasciati in cucina. Non ricordo ciò che abbiamo mangiato, perché non c'era la minima importanza per me. Ricordo però che si era creata una situazione familiare e lontana nel tempo che si è per così dire sospeso. Parlavamo di radici e ad un tratto Enrico con lo sguardo altrove disse che lui era come il salmone, che dopo una lunga permanenza in mare doveva risalire il fiume e recarsi dove era nato. Credo che anch'io sento il richiamo dell'acqua dolce del fiume che ha bagnato i miei ancestrali. Ma oltre al fiume di acqua dolce sento il richiamo di un fiume cosmico, di una notte dei tempi che aspettava il primo giorno, il primo sole. A volte penso che ogni tanto nasciamo qui per vedere come vano le cose, per rincontrare degli amici, degli amori, dei nemici pure, dei fratelli, delle madri e tutti quanti son mescolati.
A distanza di più di un anno di quella cena da Enrico, e di una vita che non incontro nella notte un mio fratello, sono qui davanti a questo schermo in questa notte di Pasqua e di Pasquetta scrivendo a non so chi che un altro giorno leggerà, chissà, come chi lancia bottiglie con messaggi il cui messaggio è soltanto: sono qui, o ci son stato, o chi lo sa ci ri-sarò.