domenica, marzo 30, 2008
Gianluca e le Pannocchie
Ci siamo conosciuti alla Tecnostampa, nel 2000, quando facevo l'operaio, appena arrivato dal Brasile. Ero l'ultimo degli operai nella gerarchia, l'ultimo arrivato, l'unico straniero e l'unico laureato. Questo è stato uno dei più difficili periodi della mia vita. Il motivo della mia sofferenza non riguardava tanto il tipo di lavoro che facevo, ne le persone con cui passavo la maggior parte della mia giornata. No, questo no. Al contrario, ho conosciuto persone molto in gamba dentro quella rumorosa industria grafica. Devo anche dire che nutro un sentimento di gratitudine e anche di affetto verso praticamente tutte le persone che ho incontrato in quella fase che è durata quasi due anni. La ragione del mio malessere era il cambiamento radicale in negativo nello stile e nella qualità della mia vita loretana rispetto alla mia vita a Natal. Ero consapevole che quella era una provazione e sono contento che sia finita. Mi piacerebbe moltissimo un giorno poter raccontare quell'esperienza. Dentro quella fabbrica ho scattato delle foto che mi piacciono tantissimo e tra le amicizie che ho fatto conservo viva e forte il rapporto con Gianluca Natali. Il nostro primo incontro è stato una presa in giro che lui ha fatto a me davanti agli impiegati dell'ufficio tecnico. Lui mi ha chiesto di leggere ad alta voce alcune parole apparentemente innocenti ma che faceva ridere a tutti quanti, tranne che a me. Mi sforzavo al massimo per scandire bene ogni parola. Uno di quei vocaboli io mi ricordo fino ad oggi: PANNOCCHIA. Per me pannocchia voleva dire soltanto quel crostaceo (Squilla mantis) che preparava mia suocera il venerdì e che mi piaceva e che ancora oggi mi piace tanto. La cosa più buona della pannocchia non è tanto mangiarla, ma succhiarla. Accidente come mi piace! Proprio questo io raccontavo ai tecnici loretani, maschi e femmine, e loro morivano dalle risate. Oggi capisco perché si divertivano così tanto mentre parlavo innocentemente delle mie predilezioni per della cucina italiana. Il fatto rimane comunque, che succhiare le pannocchie mi piace veramente e sempre di più.
domenica, febbraio 04, 2007
Onde e Dune

2007.01.27
Ognuno di noi doveva portare un oggetto che suscitasse emozione e che avesse un significato personale. Ho portato un cappello che avevo confezionato in Brasile utilizzando una foglia di palma da cocco del albero che stava nel giardino di casa mia sulla spiaggia di Ponta Negra a Natal. Ne avevo fatto tre. Uno ho regalato all’Ambasciatore del Brasile a Roma, Paolo Tarso Flecha de Lima, come ringraziamento per aver ospitato la mostra “Natal a Roma”che avevo allestito all’Ambasciata Brasiliana in Italia nel 1999. L’altro cappello ho offerto al prete – imprenditore Don Lamberto Pigini che mi ha preso per lavorare come operaio nella sua industria grafica Tecnostampa nel 2000. L’ultimo cappello è quello che ho portato al seminario di psicodramma oggi. “Che cosa vorresti vedere?”, mi domandò Ezio Donato, come psicodrammatista. “Non senti la mancanza del Brasile, la SAUDADE?” Allora chiesi di vedere ciò che vedevo dal giardino di casa mia: la Duna Calva, (Morro do Careca) e il mare di Ponta Negra. Per ricreare il paesaggio invitai Antonella Moscardini, la collega del Master con chi più mi identifico, per rappresentare la Duna Calva e “l’Epifania Smeralda”, la “Morellino di Scansano” e la Gabellone; tre fra le più belle colleghe del master per simbolizzare le onde soavi della baia, e io in mezzo. “Che vuoi che facciano le onde, che ti accarezzino?” suggerì il siciliano direttore. E così mi ritrovai davanti la Duna , in mezzo alle onde-donne, alla Giudecca, di fronte a Venezia. Chiusi gli occhi e naufragai nel dolce mare di carezze. Ciò che vissi e sentii è più o meno questo.
mercoledì, gennaio 10, 2007
Giornata Dispersiva

2007.01.09
Dovrebbe essere una giornata di studio e di preparazione per l’incontro del Master di questo fine settimana. In parte è stato così. Ho letto una dispensa sull’educazione degli adulti della Professoressa Ivana Padoan e ho ascoltato mezzora di registrazione della lezione di Mario Paolini sulla Musicoterapia. Il resto della giornata ho dedicato al caricamento delle due foto per il concorso della JPG Magazine, una rivista ondine. Per il tema lavoro ho messo la foto di Massimo Mosca mentre fa la manutenzione di una macchina di stampa offset, AURELIA, alla Tecnostampa , scattata nel 2000. Per il tema strada ho messo una foto di un gruppo di musicisti che suonano durante la manifestazione per la pace del 15 febbraio 2003. Queste due foto mi hanno innescato una serie di ricordi di due fasi dell’attuale periodo italiano. Il lavoro in fabbrica all’arrivo in Italia e l’amicizia con Daniela Marsigliani e Marisa Pizzichini iniziata proprio sul treno della pace del 15 febbraio. Poi le associazioni mentali: pace, guerra, Irak, Saddam Hussein, Babilonia, Natal…
Poi ho risposto alcuni email, prenotato l’albergo a Bassano di Grappa, ho letto la notizia sul giallo della strage di Erba. Strage perpetrata dal tunisino geloso, ex carcerato che esce dalla prigione grazie all’indulto, che poi diventa la strage fatta da una normalissima coppia di italiani che ha per movente 3.500 Euro. Sono le 4:45 del mattino e tutto va bene.
domenica, gennaio 07, 2007
Russell, la Fabbrica e la Felicità

2007.01.06
Bertrand Russell, mio guru, ha suggerito ai suoi contemporanei inglesi che soffrivano di noia, di andare in vacanza a lavorare in una fabbrica dell’Unione Sovietica. Secondo lui, era molto probabile che l’annoiato inglese sarebbe tornato trasformato dalle sue vacanze. Appena arrivato in Italia, nel 2000, rileggevo il suo divertente trattato filosofico sulla felicità nelle poche ore che non mi trovavo a lavorare in fabbrica, alla Tecnostampa. Non era certo una siderurgica sovietica, ma il passaggio di una vita all’area aperta, sotto un sole “nordestino” rinfrescato dalla brezza atlantica della spiaggia di Ponta Negra alle giornate da operaio manuale dentro un’industria grafica in mezzo a enormi macchine rumorose, respirando il profumo di inchiostro e trielina non rientrava assolutamente nei miei progetti di vita.
Oggi ho passato la giornata a scansionare i negative delle foto che ho scattato in quel periodo. Ho scansionato circa la metà dei trecento scatti che sono riuscito a trovare nei miei album. Scattavo solitamente di sabato, quando la fabbrica era un po’ meno caotica, i capi si vedevano di meno e i miei colleghi operai erano meno stressati.
Mentre guardavo quelle immagini, alcune veramente belle, a distanza di 5 anni, ricordando e rivivendo quel periodo epico-prosaico della mia vita, mi rendevo conto di quanto la fotografia e Bertrand Russell mi abbiano aiutato a trascorrere quelle lunghe giornate e a dare un senso e un po’ di emozione a quella fase della mia esistenza. Mi sono ricordato di alcuni progetti che avevo e di alcune storie che volevo raccontare. Spero di poterlo fare un giorno, un giorno che sento che si sta avvicinando.


