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venerdì, luglio 09, 2010

Immagini per Raccontarsi


Negli ultimi tre mesi mi sono dedicato prevalentemente alla preparazione e alla realizzazione del Laboratorio di Fototerapia "Immagini per Raccontarsi" che ho condotto per il Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia.
È stata per me una esperienza che rappresenta la conclusione di un ciclo e l'inizio di una nuova fase della mia vita professionale e personale.
Ho imparato tante cose da questa avventura che devo ancora metabolizzare.
Mi farebbe molto piacere condividere con voi questo percorso.
Vi invito a visitare il sito del progetto "Immagini per Raccontarsi" e il blog del gruppo. Ho raccolto in questi due canali le informazioni e la documentazione dell'intervento.
È naturale che dopo la conclusione di un lungo e intenso lavoro come questo, uno venga invaso da un sentimento di vuoto-pieno. Spero che le persone che hanno partecipato al laboratorio abbiano gradito l'evento e che possiamo continuare ad approfondire le nostre nascenti amicizie.
Ecco il video con la documentazione compatta del laboratorio di fototerapia.

giovedì, novembre 05, 2009

Verso la Libertà: Porte e Finestre


Anche quest’anno sono stato invitato dall’amico Roberto Calosi a partecipare al convegno di Arte Terapia organizzato dalla Scuola di Luca, il 24 ottobre, a Firenze. Il titolo del convegno del 2009 era “Verso la Libertà: dalla paura all’amore”. Dopo la presentazione del seminario, fatta dalla Dottoressa Anna Erede, il Dottor Carmelo Samonà ha delineato la cornice teorica, ad indirizzo antroposofico, all’interno della quale si disegnava l'itinerario della libertà, che va dalla paura all’amore. È sempre molto stimolante ascoltare il Dottor Samonà, indipendentemente dalla tematica da lui affrontata. Quest’anno sono rimasto a Firenze anche il giorno dopo per seguire le lezioni del Professor Carmelo e così ho avuto l’opportunità di avvicinarmi di più a questa persona affascinante, per scoprire, tra l’altro, che è un amante del Brasile, che pratica la capoeira e che parla benissimo il Portoghese brasiliano.
La mia relazione, l'ho chiamata: “Fototerapia – Porte e Finestre” visto che intendevo raccontare la esperienza di due progetti che vengo conducendo nelle Marche, cioè, il Gruppo di Fototerapia Zoom a Zonzo della Rete del Sollievo di Falconara Marittima e il progetto Memoria Viva realizzato presso il Convento di Suore Missionarie Francescane di Assisi, a Loreto. Non c’è stato tempo per approfondire le tante questioni che sono emerse dalla breve narrazione che ho fatto di questi due interventi di fototerapia e tantomeno è stato possibile presentare tutti video che avevo intenzione di proporre ai partecipanti come spunti per la discussione. Dato che l'incontro di Firenze non si conclude con la fine del convegno, ho iniziato a mettere nella Rete parte del materiale che vorrei condividere con voi. Potete vederli visitando il blog del Gruppo di Fototerapia Zoom a Zonzo e il blog dell’Associazione Ponte Blu.
A presto.
Ayres

sabato, ottobre 03, 2009

Fototerapia e l'Educazione alla Grande Età


Alcuni anni fa ho pubblicato un libro sulla Fototerapia, intitolato Il Volto e la Voce del Tempo, che illustrava un progetto di costruzione di un ponte generazionale. Da un lato la fototerapia veniva applicata agli anziani residenti in casa di riposo per aiutarli a raccontare e condividere la loro storia, dall'altro lato la fototerapia veniva utilizzata come strumento per l'educazione alla Grande Età rivolto a ragazzi della scuola media. Il progetto ha avuto un enorme successo e ha ricevuto da subito il sostegno delle istituzioni del territorio marchigiano. La prima edizione, con la prefazione del Cardinale Angelo Comastri, è stata rapidamente esaurita, ma ancora oggi, dopo 4 anni, continuo a ricevere richieste di una copia da parte di operatori che lavorano con gli anziani, di insegnanti e di persone che si interessano alla Fototerapia. Quest'anno, 2009, mi si è presentata l'occasione di rilanciare il progetto, visto che sto facendo un'interessantissima esperienza in un Convento Francescano che ospita suore anziane di tutt'Italia e che, coincidentemente, proprio quest'anno mia figlia ha iniziato a frequentare la scuola media. Sono molto felice di riprendere con rinnovato entusiasmo un sentiero che un giorno mi ha proporzionato tanta soddisfazione. Oggi, arricchito da molte esperienze formative ed esistenziali, saprò cogliere nuovi insegnamenti e sarò ancora più disponibile ad accogliere le sorprese che gli anziani e i ragazzi immancabilmente regalano a tutte quelle persone che li sappiano ascoltare.

lunedì, gennaio 19, 2009

Notícias do Macaco Avoador


Grande Osair,
menino, que prazer foi receber seu imeio! Me veio logo em mente aquele encontro simpático que tivemos quando levei a jornalista italiana Paola Ciccioli pra visitar o Diário em 1999, justamente em janeiro! Paola tinha vindo a Natal pra conhecer nossa filha Marina. Caramba, dez anos atrás! Tá lembrado?
Há 7 anos não retorno a Natal ou ao Brasil. Da última vez que estive por aí quase dava um chute à "Bota" e recomeçava a vida sozinho na Cidade do Sol. De volta à Itália, passei por uma fase de depressão terrível, de saudade daquelas que matam a gente. Então decidi que só voltaria à Terrinha quando fosse pra ficar ou pra participar a um projeto que me levasse e me trouxesse de volta à Gigliola e Marina, sem dores, sem tentações. Nestes anos de distância aprendi que são as amizades verdadeiras a herança que resiste mais à ação do tempo. Mantive os laços com várias pessoas, menos de quantas desejasse, e algumas delas até vieram-me visitar por aqui. Chico Canhão com a família, João de Deus da Honda e até Vicente Vitoriano acabei indo encontrar em Roma. Todos eles prometeram voltar este ano. A gente adora receber os amigos em casa. Este é um convite também a você e à sua família. Recebo notícias da galera através dos jornais, dos blogs e das crônicas que o Tácito Costa escreve ad hoc pra mim, contando o que sabe das pessoas que conheço mas que não aparecem nos quotidianos da cidade. Desde que me mudei pra cá, agarrei-me no galho da fotografia feito macaco avoador que pulou longe demais. Por dois anos trabalhei de operário em uma indústria gráfica, mas fotografava até mesmo no horário de serviço. Depois comecei a trabalhar com meus semelhantes: os doidos e os velhos e continuo até hoje. Trabalho num centro de saúde mental e num asilo chic, que aqui chamam casa de repouso. Utilizo a fotografia como instrumento lúdico, relacional e reabilitativo. Acabei-me reciclando profissionalmente. Publiquei um livro com o título "Il Volto e la Voce del Tempo", A Face e a Voz do Tempo. Fiz um mestrado na Universidade de Veneza em Comunicação e Linguagens não Verbais: Musicoterapia, Psicomotricidade e Performance. Agora estou fazendo uma segunda graduação, em psicologia, na Universidade "La Sapienza" de Roma. Comecei a colaborar esporadicamente com a Universidade de Veneza, onde fiz belas amizades e onde encontrei um terreno fértil para continuar uma pesquisa iniciada no campo da fotografia terapêutica ou fototerapia. Moro em Loreto, na região Marche, que se pronuncia "Marque", mas é em Veneza que me sinto como se estivesse em casa, uma casa que flutua no tempo e num espaço improvável. Recentemente recebi as fitas de vídeo em VHS com o registro de 10 anos de presepadas babilônicas e de vida deliciosamente besta da Vila de Ponta Negra. Tudo mofado mas recuperável, como espero seja a memória de um período aventuroso que vivi em plena consciência de que era a parte mais bonita da minha vida. Um grande abraço babilônico a você e a todos da redação do Diário.
Ayres Marques

giovedì, maggio 01, 2008

Il Calcetto dove Finisce la Terra


2007.03.05
Sarà stato per il mio compleanno di 8, 9 o 10 anni? O era per Natale che ho chiesto un bellissimo pebolim o "pimbolim", biliardino o calcio balilla? Non mi ricordo se l'ho ricevuto o meno. Mi ricordo benissimo di averlo tanto desiderato. Mi ricordo il negozio al "Largo do Cambuci" che aveva in mostra quel mio oggetto del desiderio. La mia passione per il biliardino è tramontata insieme alla passione per il calcio. Recentemente l'entusiasmo per il calcetto si è riaccesa a causa di mia figlia che lo adora e a causa del gruppo di fototerapia Zoom a Zonzo di Falconara che ha iniziato un divertente torneo di calcino che va di pari passo con le nostre spedizioni fotografiche. Ma soltanto la scoperta della storia di questo giocattolo è riuscita a ricreare la dimensione magica dell'universo infantile e ha fatto anche di più: mi ha regalato un nuovo membro alla mia ridotta squadra di idoli. Alejandro Finisterre ha inventato il "calcio da tavolo" all'età di 17 anni, quando era stato ricoverato in ospedale a causa di una ferita subita durante la guerra civile spagnola. In quella occasione lui ha visto tanti altri giovani ancora più sfortunati di lui che hanno dovuto amputare le gambe. Oltre alla sofferenza causata dal dolore fisico, questi ragazzi soffrivano con il pensiero di non poter mai più giocare a calcio. Per dare rimedio a questo dispiacere, Alejandro, che era appassionato di ping pong , ha immaginato il futbolin: il calcio che si poteva giocare con le mani.Il biliardino ha tanti nomi. In Italia soltanto viene chiamato in tanti modi diversi: calcetto, calcino, biliardino, bigliardino, calciobalilla, calcio balilla e chi più ne sa più ne metta. La popolarità di questo sport è diffusa quasi tanto quanto il calcio stesso. In Brasile si chiama pebolim, io ho sempre detto pimbolim, ma ho sentito chiamare anche totó. In Portogallo si dice matraquilhos, in Inghilterra è table football, in Francia è babyfoot mentre in Turchia langırt e in Iran futbal-dasti e in Germania kicker. In Spagna è futbolín, in Argentina metegol, in Mexico futbolito e negli Stati Uniti foosball. Questa è stata la sua invenzione più famosa, ma la sua vita stessa è stata un susseguirsi di ideazioni di risposte creative e poetiche a tante situazioni di difficoltà, di ingiustizie, di barbarie che il secolo XX ha prodotto così copiosamente come i nomi che indicano il calcetto nel mondo. Il gallego Alejandro Campos Ramìrez, nato a Fisterra, il 6 maggio 1919, ha scelto di morire a Zamora, città del suo miglior amico, il poeta León Felipe, l'8, il 9 o il 10 febbraio 2007. Viva Alejandro Finisterre! E che il suo spirito illumini il nostro giovane millennio.

giovedì, febbraio 22, 2007

La Biblioteca di Alessandro


2007.02.14
Loreto ha una biblioteca comunale talmente piccolina che non m’invitava ad andare a cercare dei titoli specialistici, in un’area poi poco conosciuta come quella della fototerapia. Visto che avevo esaurito tutte le mie strategie per ritrovare alcuni titoli importanti per la stesura del mio libro, "Il Volto e la Voce del Tempo", decisi di visitare la Biblioteca di Loreto. Certamente non disponeva dei titoli che ricercavo, ma ho incontrato un bibliotecario, un animatore di biblioteca, non so come definirlo: Alessandro, insomma, che si è preso la briga di procurare lui stesso una ventina di titoli che non ero riuscito a trovare da nessuna parte. I titoli che mi premevano di più avere erano “Phototherapy in Mental Health” di David Krauss, e “The Face of Madness” organizzato da Sander Gilman, che erano pure i più difficili da rintracciare. Dopo pochi giorni, Alessandro mi chiama al telefono dicendomi di venire a ritirare i volumi. Uno dei titoli Alessandro ha incontrato in una piccola biblioteca norvegese, che ha spedito il volume gratis perché era la prima volta che veniva richiesto da qualcuno. Il risultato è che ho perso l’abitudine di cercare i libri a destra e a sinistra da quando ho scoperto la mia “Biblioteca di Alessandria”, dietro l’angolo.

lunedì, febbraio 19, 2007

Mutuo Aiuto


2007.02.08
La Professoressa Assunta mi ha invitato a conoscere le attività di un gruppo di auto-mutuo-aiuto per vedere se può venire fuori qualche idea di dialogo con la fotografia terapeutica. Sentire la voce della professoressa Assunta mi riempie di una gioia infantile, come ascoltare il canto di un uccellino birichino. La Professoressa è una di quelle persone che riescono a combinare con naturalezza la serietà con il senso di umorismo. Il suo humour non si manifesta attraverso le battute ma attraverso lo sguardo e il sorriso che a volte diventa risata e che dice più delle parole. Non vedo l’ora di incontrare le persone del gruppo di auto-mutuo-aiuto che già prima di conoscerli voglio bene e di rivedere la Professoressa Assunta che per me è un vero privilegio.

mercoledì, febbraio 07, 2007

RigenerArte


2007.01.30
Sono stato invitato a partecipare ad una mostra di arteterapia che si svolgerà all’interno di un convegno di psicologia del titolo RigenerArte. Parlando con l’organizzatrice dell’evento, Patrizia Vetuli (vice presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche), ci siamo chiesti se è l’arte, in quanto fruizione estetica o come qualcosa legata al bello, che rigenera. Credo che l’enfasi deve essere messa nella comunicazione e nell’espressione come tale piuttosto che nel risultato formale che esse possano avere. Non sarà un caso che il Master dell’Università di Torino che si occupa di arteterapia, musicoterapia e drammaterapia abbia scelto la definizione di Terapie Espressive e che il Master dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che tratta gli stessi argomenti abbia optato per definirsi come un percorso formativo di Comunicazione e Linguaggi Non Verbali: Musicoterapia, Psicomotricità e Performance. La parola Arte se pure seducente, è fuorviante in campo terapeutico e educativo. Per quanto riguardano i progetti di “fototerapia” che ho condotto è stato fondamentale superare l’idea di dover produrre delle belle fotografie e spostare l’attenzione dall’aspetto formale delle immagini agli aspetti ludici, relazionali e comunicativi dell’agire fotografico. Per veicolare questo messaggio potrò far leva sul talento ed sull’esperienza dello psicologo e carissimo amico Enrico Smerzini. Avremo l’occasione di riflettere sugli interventi di “fototerapia” con gli adolescenti e bambini, con persone con disaggio psichico che vivono in comunità, e quelle che sono seguite nei centri di salute mentale, con anziani istituzionalizzati e con coloro che vivono in famiglia, con studenti post universitari (in corso) e mi piacerebbe molto includere le persone in carcere e i cechi con cui intendo condividere dei percorsi fotografici e che penso possano contribuire a svelare inaspettate potenzialità della comunicazione fotografica.

martedì, gennaio 23, 2007

BrasiLeMarche – GRACO – GRIFO (Nazzareno – Lorenz8 – Enrico)


2007.01.18
Giornata intensa di contatti e incontri di lavoro e di amicizia. Prima con Nazzareno, un mio docente di euro progettazione, che è diventato un collega e un amico. Nazza ha invitato a me e a Gi, tramite l’Associazione BrasiLeMache, a partecipare a un progetto per l’elaborazione di un corso di portoghese e di italiano nella modalità e-learning. La mia amicizia con Nazza è nata praticamente al nostro primo incontro, quando è scattata quella simpatia reciproca immediata, che poi si è, mano a mano, rafforzata e stesa alle nostre famiglie e ad alcuni amici comuni. Poi mi è venuto trovare Loren8 (Lorenzotto), dopo un sacco di tempo che non ci vedevamo. Lorenz8 è un animatore nato che fa l’artista. Ci siamo incontrati al corso di formazione per animatori professionali nel 2003 ad Ancona. Lorez8 è stato l’unico collega di corso verso il quale mi si era creata una sorta di antipatia. Il destino ha voluto che Lorenz8 sia l’unico tra i colleghi del corso con cui sono rimasto in contatto. Non solo, siamo diventati anche soci e abbiamo creato insiemi l’Associazione GRACO, Gruppo Animatori di Comunità. Loren8 è un tipo molto particolare, è inutile provare a descriverlo, cambia continuamente pur rimanendo sempre se stesso. Un giorno mi ha chiamato per chiedermi di inviargli i file del libro che avevo appena pubblicato: “Il Volto e la Voce del Tempo”, al quale anche lui aveva collaborato. Il giorno dopo mi richiama per dire che il libro era online. Ha fatto un lavoro bellissimo, un regalone. L’unico problema è che avendo lavorato al computer di sua compagna, che usa l’alfabeto cirillico, tutte le lettere con l’accento vengono sostituite da un “”. Da circa 2 anni che lui mi dice che sistemerà tutto tra pochi giorni. Forse l’ha fatto. Andate a verificare. Il sito è: www.voltodeltempo.altervista.org . Poi ho parlato con Enrico, Enrico Smerzini, “un carissimo amico”, espressione che Enrico utilizza spesso al femminile. Enrico è il Cary Grant della psicologia marchigiana. È un bell’uomo e ha una gestualità e uno stile di comunicazione verbale particolarmente eleganti. Abbiamo fatto un viaggio insieme a Lucca per partecipare a un seminario sulla fototerapia e d’allora siamo diventati carissimi amici. Abbiamo un po’ ripreso le conversazioni sul nostro tema ricorrente: la fototerapia. Enrico, un po’ scherzando e un po’ sul serio mi chiama “fototerapeuta”, nonostante la fototerapia, come la intendiamo noi, è una disciplina tutta da creare e il GRIFO, Gruppo di Ricerca sulla Fototerapia, potrebbe essere uno strumento utile.