lunedì, aprile 12, 2010

Na Memória dos Amigos

Vivos na memória dos amigos. Visitem o blog do Dauro!

venerdì, aprile 09, 2010

Quando l'Anima Prende la Parola


Doveva essere un semplicissimo appuntamento di lavoro d’equipe. E apparentemente è stato proprio così. Se non fosse per una serie di piccolissimi segnali che indicavano timidamente la dimensione magica che si nasconde dietro i fatti banali della vita, come possono essere gli incontri tra le persone che per caso si trovano a realizzare un progetto insieme. Così, sono andato a questa riunione del Gruppo di Lavoro del programma “La Rete del Sollievo Prende la Parola”, senza conoscere nessuno, tranne che l’organizzatrice, con chi avevo parlato soltanto al telefono.
“Desirée, non basterebbe la polizza assicurativa per la vita, che ho già?”
“Non, Ayres, devi essere assicurato anche per gli infortuni.”
Poi ho riflettuto e le ho dato ragione. Immaginiamo che mi capitasse qualcosa mentre svolgessi la mia rischiosa attività di gestione del sito del progetto e fossi così sfigato di scampare con vita... Chi mi pagherebbe???
Sono stato l’unico ad arrivare con la polizza contro infortuni personali già fatta e pagata. “Vivere è pericoloso”, diceva Guimarães Rosa nel romanzo più bello che abbia mai letto: Grande Sertão.
Eravamo in 6. Tre maschi e tre femmine. Tra le femmine, due si chiamavano Desirée. L’altra si chiamava Vittoria, come si chiamava Vittorio uno dei maschi. L’altro maschio si chiamava Marco che suona quasi come il mio cognome: Marques. 6-3-6-1: il numero di telefono di Dio!!!
Prima della verifica della documentazione è sorta una questione apparentemente burocratica, ma che per me è un argomento che sta particolarmente a cuore e che potrebbe essere formulato come il rapporto tra la persona, il ruolo, l’appartenenza, l’identità, la rappresentazione e, scusatemi la parolaccia, l’ANIMA. Era proprio a questo che pensavo mentre Marco e Desirée esaminavano la possibilità di instaurare un rapporto tra una cooperativa e un’associazione invece che tra una persona fisica e la “Buon Umore Assossiation”. Questa breve discussione filosofico burocratica ha portato direttamente ad una problematica che riguardava tutti quanti noi, ossia, la PRECARIETA’. Sono nato negli anni della Guerra Fredda, sono cresciuto a cavallo del Boom Economico, fermato, quando ero adolescente, dalla Crisi del Petrolio, che, dopo l’Era dell’Incertezza della mia adultità, è culminata nella realistica Stagione della PRECARIETA’ senile. Com’è straordinaria la vita! E nonostante ciò, abbiamo parlato di radio web, di paure, autobiografia, fototerapia e ci siamo lasciati con qualche desiderio di rivederci presto. Poco prima di partire, abbiamo fatto un autoritratto di gruppo. Sorridevamo tutti quanti, non so per quale motivo. Forse era l’anima dell’essere umano che trova sempre un modo di manifestarsi, dribblando tutti i paletti che noi stessi insistiamo di piantare lungo questo breve cammino a tempo indeterminato che ci è dato percorrere. Sì, quando l’anima prende la parola, sorride.

venerdì, novembre 06, 2009

Spirito di Porco trionfa in Portogallo

Il video documentario di mio amico Dauro Veras ha vinto un premio in un importante festival in Portogallo. Speriamo che arrivi presto anche in Italia lo Spirito di Porco di Dauro. Per adesso ci dobbiamo accontentare del trailer. Eccolo!

giovedì, novembre 05, 2009

Verso la Libertà: Porte e Finestre


Anche quest’anno sono stato invitato dall’amico Roberto Calosi a partecipare al convegno di Arte Terapia organizzato dalla Scuola di Luca, il 24 ottobre, a Firenze. Il titolo del convegno del 2009 era “Verso la Libertà: dalla paura all’amore”. Dopo la presentazione del seminario, fatta dalla Dottoressa Anna Erede, il Dottor Carmelo Samonà ha delineato la cornice teorica, ad indirizzo antroposofico, all’interno della quale si disegnava l'itinerario della libertà, che va dalla paura all’amore. È sempre molto stimolante ascoltare il Dottor Samonà, indipendentemente dalla tematica da lui affrontata. Quest’anno sono rimasto a Firenze anche il giorno dopo per seguire le lezioni del Professor Carmelo e così ho avuto l’opportunità di avvicinarmi di più a questa persona affascinante, per scoprire, tra l’altro, che è un amante del Brasile, che pratica la capoeira e che parla benissimo il Portoghese brasiliano.
La mia relazione, l'ho chiamata: “Fototerapia – Porte e Finestre” visto che intendevo raccontare la esperienza di due progetti che vengo conducendo nelle Marche, cioè, il Gruppo di Fototerapia Zoom a Zonzo della Rete del Sollievo di Falconara Marittima e il progetto Memoria Viva realizzato presso il Convento di Suore Missionarie Francescane di Assisi, a Loreto. Non c’è stato tempo per approfondire le tante questioni che sono emerse dalla breve narrazione che ho fatto di questi due interventi di fototerapia e tantomeno è stato possibile presentare tutti video che avevo intenzione di proporre ai partecipanti come spunti per la discussione. Dato che l'incontro di Firenze non si conclude con la fine del convegno, ho iniziato a mettere nella Rete parte del materiale che vorrei condividere con voi. Potete vederli visitando il blog del Gruppo di Fototerapia Zoom a Zonzo e il blog dell’Associazione Ponte Blu.
A presto.
Ayres

sabato, ottobre 03, 2009

Fototerapia e l'Educazione alla Grande Età


Alcuni anni fa ho pubblicato un libro sulla Fototerapia, intitolato Il Volto e la Voce del Tempo, che illustrava un progetto di costruzione di un ponte generazionale. Da un lato la fototerapia veniva applicata agli anziani residenti in casa di riposo per aiutarli a raccontare e condividere la loro storia, dall'altro lato la fototerapia veniva utilizzata come strumento per l'educazione alla Grande Età rivolto a ragazzi della scuola media. Il progetto ha avuto un enorme successo e ha ricevuto da subito il sostegno delle istituzioni del territorio marchigiano. La prima edizione, con la prefazione del Cardinale Angelo Comastri, è stata rapidamente esaurita, ma ancora oggi, dopo 4 anni, continuo a ricevere richieste di una copia da parte di operatori che lavorano con gli anziani, di insegnanti e di persone che si interessano alla Fototerapia. Quest'anno, 2009, mi si è presentata l'occasione di rilanciare il progetto, visto che sto facendo un'interessantissima esperienza in un Convento Francescano che ospita suore anziane di tutt'Italia e che, coincidentemente, proprio quest'anno mia figlia ha iniziato a frequentare la scuola media. Sono molto felice di riprendere con rinnovato entusiasmo un sentiero che un giorno mi ha proporzionato tanta soddisfazione. Oggi, arricchito da molte esperienze formative ed esistenziali, saprò cogliere nuovi insegnamenti e sarò ancora più disponibile ad accogliere le sorprese che gli anziani e i ragazzi immancabilmente regalano a tutte quelle persone che li sappiano ascoltare.

venerdì, maggio 01, 2009

Una Sera in 4 Clic


Finalmente sono andato al Soppalco. Si tratta di un locale ricavato sopra un capannone di una fabbrica nel distretto industriale di Castelfidardo. Un luogo che mi ha fato pensare alla Berlino di Kreuzberg degli anni 80'. Un teatro-bar-cabaret-musiclub comunitario.

Giampa riceveva gli invitati con un sorriso acceso e un colpo di sciabola luminosa. Presentava le persone, una all'altra, fornendo e inventando delle informazioni che servivano di anelli di una installazione di relazioni umane che lui creava come se fosse una performance.

E così Giampa mi ha fatto conoscere Vincenzo Di Maio, un attore-scrittore-ricercatore del teatro che era al Soppalco con sua compagna e i loro figlio di pochi mesi. Ho parlato del laboratorio di Paolo Puppa a Loreto e Vincenzo si è voluto iscrivere immediatamente.

Eravamo tutti al Soppalco per vedere Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Gente di teatro-cinema-video-performance e soprattutto gente di strada. Intervista sui video, video di interviste, una notte favolosa. Dovete per forza andare a vedere Antonio Rezza e Flavia Mastrella al Parco delle Rimembranze di Grottamare il Primo Maggio alle 17.30. Ingresso gratuito!

martedì, aprile 07, 2009

Terremoto às Três da Madrugada


Estava curtindo o silêncio da noite. Não tinha conseguido colocar em dia a correspondência atrasada. O computador ainda estava aceso. Esperava notícias do Tony, do Bosco. Thais não estava online. Eram quase três da madrugada de um domingo repleto de música. Marina tinha-se apresentado com o coral da escola no teatro de Montemarciano. Apesar da proibição da minha médica, abri uma garrafa de um Merlot delle Venezie e comecei a degustá-lo. O relógio da cozinha ainda mostrava a hora velha. Adiantei os ponteiros para a hora legal, com mais de um mês de atraso. Divertia-me imaginar a Gi de manhã desorientada no tempo. Entre um gole e outro pensava nos compromissos da segunda-feira, no aniversário da Nenê, no nascimento do Nicolas, no vídeo da Civone na Rede que faltava editar, nas passagens pra Dublin que ainda precisava comprar para passar o Bloomsday. Adoro o silêncio da noite!
De repente senti o chão tremer. O vinho no copo se movia. Me preocupei. A Doutora Fabíola tem razão: não posso mais beber. Mas não era a minha cabeça que estava tonta. Os quadros nas paredes começaram a chacoalhar e o edifício começou a balançar visivelmente. Corri pro quarto para acordar a Gi. "Gi, rápido, levanta, terremoto; RÁPIDO", gritei. Corri pro quarto de Marina. "Levanta, Marina! Terremoto!" Marina me olhou adormecida. Gritei, "Corre!, pra sala!" O tremor ficou mais forte. Os móveis se moviam. Por um momento olhei a escrivaninha com o computador e os discos rígidos que guardam a memória de uma vida e o armário onde conservo os negativos. Tive vontade de recuperá-los mas a luz se apagou, e o rumor de vidros quebrando-se chamou-me à realidade. O prédio estava pra desmoronar. Ficamos abraçados, nós três, debaixo da porta de saída, aguardando que o tremor diminuísse. Uma eternidade que durou 30 intermináveis segundos.
Em seguida a energia elétrica voltou. Gigliola e Marina estavam desesperadas. "Houve um terremoto! Tentamos acordar você inutilmente, Ayres. Agora passou. Você está bem?" Minha cabeça doía um pouco. Uma leve ressaca de um delicioso Merlot delle Venezie. Caramba, perdi o terremoto. Tudo bem, fica pra próxima. Quem sabe em Maio, quando a Sila vier-nos visitar, ou em dezembro quando os sambentistas estiverem todos reunidos aqui em casa. Vai ser uma aventura! Desta vez, espero estar acordado.

giovedì, marzo 26, 2009

Oltre le Parole: programma aggiornato

Oltre le Parole - manifesto e programma aggiornati Oltre le Parole - manifesto e programma aggiornati Ayres Marques Pinto Manifesto e programma del laboratorio di performance, "Oltre le Parole", che il Professor Paolo Puppa condurrà al Palacongressi di Loreto dal 15 al 17 maggio 2009.

domenica, marzo 22, 2009

Angelo Comastri prefazione Il Volto e la Voce del Tempo

Il Cardinale Angelo Comastri legge la prefazione, "Gli Anziani non sono un peso, ma un Dono"; che ha scritto per il libro Il Volto e la Voce del Tempo di Ayres Marques Pinto

giovedì, marzo 19, 2009

Oltre le Parole: Paolo Puppa a Loreto

Manifesto e programma del laboratorio di Performance Oltre le Parole che il Professor Paolo Puppa condurrà a Loreto a maggio 2009

Oltre le Parole manifesto e programma Oltre le Parole manifesto e programma Ayres Marques Pinto Manifesto e programma del laboratorio di Performance Oltre le Parole che il Professor Paolo Puppa condurrà a Loreto a maggio 2009

Lettere Impossibili - Paolo Puppa

Lettere Impossibili programma Lettere Impossibili programma Ayres Marques Pinto Programma della lettura-performance delle Lettere Impossibili di Paolo Puppa che avrà luogo il 15 maggio 2009 a Loreto, (AN).

sabato, marzo 14, 2009

venerdì, marzo 13, 2009

100 Anos de Flor do Lodo


100 Anos da Flor do Lodo

Hoje, 13 de março de 2009, minha avó Rosa dos Santos Marques completaria 100 anos.

Pessoa particularíssima. Falava pronunciando os “RRs”e os “SSs” como se os reverenciasse, produzindo efeitos de comentário às suas palavras que podiam ser de ironia, raiva, desprezo ou de ameaça. Vovó Rosa se auto definia a “Flor do Lodo” por ter vivido em um bordel sem nunca ter abraçado a profissão mais antiga do mundo, ao contrário de sua irmã, nossa tia Pina, personagem fabuloso. Seu cafuné era acariciar o nariz dos netos procurando afiná-los um pouco mais na sua incessante batalha para a purificação da raça da família. Negra não, e nem mesmo mulata. No seus documentos ostentava o status de “Parda”. Muito antes do Michael Jackson, Rosa dos Santos Marques já utilizava cremes para clarear a pele. Se fosse viva hoje seria mais galega que a Xuxa. Adorava ir ao médico. Conhecia o nome e as características de inumeráveis patologias, pois sofria de todas elas e as tratava como se fossem suas velhas e novas amigas, como se as colecionasse. Seguia os avanços da medicina pelas páginas dos jornais e se apropriava imediatamente das novas doenças que apareciam, apressando-se a marcar uma consulta urgente com o médico de família para começar a tomar aquele novíssimo remédio para o tratamento das suas moléstias incuráveis. Paradoxalmente, Rosa era uma viajante incansável. Qualquer desculpa era boa pra fazer as malas: visitar um parente, controlar as obras das casas que ela vivia construindo sem nunca terminá-las, fazer um tratamento de saúde em uma estação termal ou simplesmente para mudar-se. Vivia mudando de casa. Mas o endereço que ficou marcado como sendo a casa da vovó foi o do Beco dos Aflitos, ao lado da Igreja dos Enforcados, travessa da Rua dos Estudantes, paralelo à Rua da Glória, no Bairro da Liberdade.

Nascida em Mococa, Rosa Franco dos Santos, filha de Emídia Ribeiro dos Santos e de Sebastião Barbosa dos Santos, casou-se com Augusto Marques Junior, para a vergonha da família dele, com quem teve três filhos: minha mãe Marilva que era a mais velha, meu tio Atílio que era o seu xodó e minha tia Olga, a caçula e a única ainda viva, lúcida e maravilhosa. Minha vó Rosa foi uma pessoa muito controvertida, complicada e cheia de defeitos e esquisitices no dizer da maioria das pessoas que a conheceram de perto e que sempre a criticaram. Todos reconhecem porém a influência que exerceu sobre todos os outros familiares e o modo como condicionou o curso da nossa história individual e familiar. No fundo, Rosa foi muito amada pelo marido, pelos filhos e também pelos netos. Reconheço muitos dos seus traços em mim e nos membros da nossa família, sobretudo naqueles que mais apaixonadamente a criticam. Da minha parte posso dizer que sempre gostei muito dela e neste momento, que estou escrevendo estas palavras à frente do monitor do meu computadorzinho portátil, vejo a sua imagem, de óculos escuros, assistindo filme de terror na televisão, ou lendo o jornal, lamentando-se de dor em todo o corpo, principalmente na barriga por causa da sua velha diverticulite, caindo da escada, brigando com minha mãe ao telefone, ralhando com a gente pelo modo barulhento e descuidado com que jogávamos com os brinquedos modernos que ela comprava pra gente no Mappim e na Sears, e penso como seria gostoso se ela estivesse aqui para eu poder dar um beijo nela, para agradecê-la e desejar-lhe muitos outros centenários de vida.

giovedì, marzo 05, 2009

Bosco Velho Azul


Bosco Velho Azul
Originally uploaded by Ayres Marques
Bosco Velho,
pra você ver,
quando e se, um dia, aquela certeza incontida tomar a forma esculpida de gente grande, bonita...
quando e se um dia as manchas do guache azul, figura de um rosto de velho, surgir de repente no espelho e a água do banho secar, e o vizinho de baixo afogar-se sob o teto mofado alagado, e o homem do carro da esquina descer no palco do inferno pro diabo aplaudir empolgado, e ouvindo piada viúva, gargalhar debochado, gostoso, e o navio negreiro aproar na Glória da Guanabara quando o farol lampejar e o portão da cadeia se abrir num rugido estridente e distante. Somente então, quando e se este dia chegar, vai encontrar-me sorrindo, pronto pra lhe abraçar.
bb

martedì, febbraio 24, 2009

O Primeiro Bloomsday em Natal


Caríssimo Francisco Ivan,
menino, esta história de procurar o material do Bloomsday deixou meu coração capenga em alvoroço. A lembrança daquele dia que durou mais que as suas horas, que começou antes do tempo e que de repente ressuscitou e fugiu enlouquecido da vala comum da memória adormecida onde jazia, tirou tudo do lugar, abriu tantas gavetas emperradas revirou a papelada, amarelada, abandonada e as fitas que guardavam imagens estremecidas de moças bonitas recitando em coro a oração de Molly Bloom, numa filmagem improvável feita com uma videocâmera nervosa nas mãos do Alfredo Giacometti que morreu no dia primeiro de janeiro deste nosso 2009. Aquela escultura amorfa de fumaça que eu chamei famigerada por conta de uma briga feia que se travava há muito tempo dentro de mim e que naquele dia explodiu na Babilônia quebrando as vidraças e lançando panelas de óleo fervendo pela janela e causando aquele fuzuê danado, foi também um Bloomsday, o primeiro Bloomsday em Natal, segundo o Folhetim da Babilônia número 2 que diz: "Dublin, 16 de Junho 1904, Bloomsday! O relato de um único dia na vida de Leopold Bloom, protagonista do Ulysses de James Joyce, que tornou-se o símbolo da revolução literária do século XX. Natal, 16 de Junho de 1993. O Professor Francisco Ivan da Silva, representante da Associação Brasileira de Estudos Irlandeses, juntamente com o Espaço Cultural Babilônia, organizam um evento instigante para comemorar o Primeiro Bloomsday em Natal." E aí tem fotos de Eulício Lacerda e do Professor Wladson Pinheiro que leu a tradução que fez da última página de Ulysses em Interlíngua. E tem também o João da Rua com aqueles olhos colírico de serafins que passeiam pela pubiscidade à dobra da baía miramares. E Falves Silva que apresenta suas colagens e desenhos eróticos num depoimento pudicamente tímido e comovente. Tem também o poeta Franklin Capistrano recitando joyceanamente seus poemas visuais e visionários que enaltecem e lamentam a posição de eterna avanguarda à qual a grande literatura é inremediavelmente condenada. E a Ilária Ferreira, uma Molly atrás dos óculos, que no seu Português lê textos de Joyce. Mas a grande epifania da noite daquele dia foi o rito erótico de vozes, de faces, de corpos de mulheres celebrando os SIMS, únicos deuses capazes de erguerem os homens aos céus, pronunciados em Francês, pela Florence Dravet, em Inglês pela Irene Sedda, em Portanhol pela Graça Pinto, em Italiano pela minha amada Gigliola e em Português de um Brasil mais Nordestino e belo da belíssima Fátima Arruda. E tem tanta foto, menino, do público incrédulo naquela noite babilônica frequentada por Salésia Dantas com o irmão dela, Tácito Costa conversando com Marize Castro, uma roda quente de Afonso Martins, Volonté, Marcelo Fernandes e o grande Chico Miséria esfolhando o Folhetim número zero que foi lançado naquele dia. É, Mestre Francisco Ivan, não tem mesmo nada mais luxuoso, como você disse na sua fala, de frente ao atlântico mar de Ponta Negra, do que recitar Joyce numa noite de Natal, mesmo com a fome, com a seca, com a opressão , com os roubos... Prometo enviar-lhe fotos e o vídeo quando tiver sido restaurado. Mande-me notícias deste povo e o abraço eu espero-lhe dar quando você chegar por aqui, no próximo Bloomsday.
Ayres

lunedì, febbraio 23, 2009

Bloomsday 1993 - Evento

Bloomsday 1993 ensaio

O primeiro Bloomsday de Natal. Espaço Cultural Babilônia. Ensaio da leitura da última página de Ulysses de James Joyce

martedì, febbraio 03, 2009

Babilonia Natal Network

Retrato de Família no Tempo


Fiz esta foto ao lado do retrato do meu bisavô, Augusto Marques, para ver se somos parecidos. O que é que você acha? Ficaria muito grato a quem me ajudasse a desvendar o mistério desta figura ilustre e fascinante da nossa família.