
Finalmente sono andato al Soppalco. Si tratta di un locale ricavato sopra un capannone di una fabbrica nel distretto industriale di Castelfidardo. Un luogo che mi ha fato pensare alla Berlino di Kreuzberg degli anni 80'. Un teatro-bar-cabaret-musiclub comunitario.
Giampa riceveva gli invitati con un sorriso acceso e un colpo di sciabola luminosa. Presentava le persone, una all'altra, fornendo e inventando delle informazioni che servivano di anelli di una installazione di relazioni umane che lui creava come se fosse una performance.
E così Giampa mi ha fatto conoscere Vincenzo Di Maio, un attore-scrittore-ricercatore del teatro che era al Soppalco con sua compagna e i loro figlio di pochi mesi. Ho parlato del laboratorio di Paolo Puppa a Loreto e Vincenzo si è voluto iscrivere immediatamente.
Eravamo tutti al Soppalco per vedere Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Gente di teatro-cinema-video-performance e soprattutto gente di strada. Intervista sui video, video di interviste, una notte favolosa. Dovete per forza andare a vedere Antonio Rezza e Flavia Mastrella al Parco delle Rimembranze di Grottamare il Primo Maggio alle 17.30. Ingresso gratuito!
venerdì, maggio 01, 2009
Una Sera in 4 Clic
giovedì, marzo 26, 2009
giovedì, marzo 19, 2009
Oltre le Parole: Paolo Puppa a Loreto
Manifesto e programma del laboratorio di Performance Oltre le Parole che il Professor Paolo Puppa condurrà a Loreto a maggio 2009
Oltre le Parole manifesto e programma
sabato, marzo 14, 2009
venerdì, aprile 04, 2008
Chaque Homme dans sa Nuit

2007.02.25
Quando finisce una bellissima e sofferta partita di calcio o quando la macchina vincente oltrepassa la linea del traguardo in una corsa di formula 1, non vi prende un sentimento ambiguo di soddisfazione e di tristezza? Soddisfazione per il risultato, per la bellezza di una performance sportiva, ma allo stesso tempo una freschissima nostalgia di qualcosa che è appena entrata nella dimensione delle cose passate? Succede proprio così a me, alla fine di una esperienza emozionante come quella del seminario di Paolo Puppa al Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia. La fine di qualcosa bella e intensa concentra in sé tutto il percorso che si è appena concluso. Nel caso del seminario di Puppa il percorso è stato molto lungo. Era cominciato il 25 novembre 2006 e si era concluso il 25 febbraio 2007. Certamente non sarà possibile capire e apprezzare tutto quello che sta dietro la performance sincronica, che mette insieme tutte le performance individuali, dalla parte di un osservatore che non abbia partecipato al seminario. Vi garantisco però che per noi, fortunatissimi allievi di Paolo Puppa, non sarà facile dimenticare. Ecco la performance:
Questa è la versione sincronica delle performance individuali degli allievi di Paolo Puppa al Master di Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia. L'effetto "china" del filmato contribuisce a creare il clima onirico surreale della proposta di Paolo Puppa.
mercoledì, aprile 02, 2008
Hamlet Restaurant

2007.02.24
La performance Hamlet Restaurant trae spunto dal testo teatrale Sì, Famose di Paolo Puppa e da Hamlet Machine , di Heiner Müller. In Sì, Famose, Paolo Puppa immagina un enorme salone dove arrivano le vittime del crollo delle Torri Gemelle. Loro sono ricevute da figure che provengono dalla storia, dalle leggende e dal mondo dell'arte di epoche diverse e che hanno il compito di consolare quelle persone appena decedute che si trovano ancora in uno stato confusionale. Hamlet Machine invece è una pièce post moderna che mostra un Amleto che si confronta con i problemi della fine di un mondo, la fine di un'epoca, la fine della modernità. Inserisco nel blog di oggi tre video. Nel primo c'è la mia proposta originale di performance. Nel secondo si vede Paolo Puppa che commenta e che suggerisce dei cambiamenti. Nel terzo c'è la performance con la regia di Paolo Puppa.Vorrei precisare che non si tratta di un lavoro teatrale ma soltanto della documentazione di come la performance possa essere utilizzata come strumento creativo e espressivo a servizio di un virtuale intervento all'interno di una pratica che può essere, formativa, terapeutica, pedagogica o artistica.
Hamlet Restaurant - preliminare
La regia di Paolo Puppa
Hamlet Restaurant - regia di Paolo Puppa
lunedì, marzo 31, 2008
Puppa, Müller e Zerozan

2007.02.23
Era dal 25 novembre del 2006 che pensavo alla performance che dovrei proporre per il seminario di Paolo Puppa. Siamo arrivati al 23 febbraio e ancora non avevo deciso niente. Ero sul treno per andare a Venezia e ricordavo la prima lezione di Puppa. Paolo Puppa aveva portato dei testi suoi e di Heiner Müller, Hamletmachine, per farci leggere ad alta voce. C'era stata una sommossa tra gli studenti. Una collega era addirittura svenuta. I testi erano potenti e sconvolgenti. Si parlava di morte, stupri, cannibalismo, necrofilia e così via. La lezione, al contrario che a tutti i miei colleghi, mi è piaciuta tantissimo. Ci ha dato una scossa, ci ha scombussolati tutti noi nel nostro profondo. Adesso toccava a noi rispondere, ma io ero li sul treno per andare a presentare una performance ispirata sui testi proposti da Puppa e non avevo nessuna idea chiara. Quando il treno stava per arrivare in stazione e Venezia già si presentava un po' così timidamente, sono andato in bagno per fare la pipi. Mentre tiravo l'acqua, mi sono venuti in mente i primi scritti dei cronisti europei che arrivavano al nuovo continente. Gli autoctoni brasiliani, non sapendo come chiamare quelli esseri strani che approdavano nelle spiagge brasiliane, gli hanno datti tanti sopranomi. Uno di questi sopranomi era "colui che beve acqua sporca" e "colui che sporca l'acqua". Immagino che cosa diranno i nostri discendenti su di noi tra 500 anni. Diranno che noi utilizzavamo il bene più prezioso del pianeta, l'acqua, per portare via i nostri escrementi. Mentre ritenevamo immorale nominare gli escrementi e le parti del corpo da dove essi fuoriuscivano, consideravamo come segno di civiltà il nostro sistema sanitario.
Mentre facevo la pipi (non si dice pisciare, che è brutto) mi sono ricordato dell'unico indio che io ho incontrato in Brasile. Si chiamava Zerozan. Era un indio urbano. Una volta mi ha chiesto di fare una seduta di fotografia. Voleva essere fotografato come diceva lui. Ogni indumento e ogni posa aveva un significato. Ha voluto mostrare come cacciava, come dormiva, come danzava. Ho chiesto a lui il signifidato di ogni cosa. Poi ho chiesto a lui di togliersi l'orologio dal polso. Lui si è rifiutato. "Non, l'orologio fa parte di Zerozan". Certo, mi ero dimenticato che Zerozan era un indio urbano.
