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martedì, febbraio 20, 2007

Dalla Stalla alle Stelle: Andata e Ritorno


2007.02.10
Il Professor Paolo Troncon, direttore del Conservatorio di Vicenza e compositore, nella sua lezione di oggi ci ha guidato lungo un percorso che partiva dalla sensazione uditiva per arrivare al pensiero musicale. Nell’esplicitare ed analizzare le strategie mentali sottostante alla nostra produzione sonora, ha dimostrato che siamo dei compositori, indipendentemente dalla nostra formazione musicale. Si può immaginare la soddisfazione di chi si è sempre creduto negato per la musica nel sentire una sua improvvisazione alla tastiera essere scandagliata fino a scoprire l’architettura nascosta nella sua composizione. Attenzione, Stockhausen, che adesso soniamo noi!
In un’altra lezione però, il Professor Lino Vianello, ci ha proposto un banalissimo gioco composto da quattro cerchi da cui dovevamo ricavare il numero 5. Abbiamo impiegato oltre 1 ora per arrivare alla soluzione. Dopodiché siamo stati portati nella stanza di sopra per vedere il video di un ragazzino, con serie difficoltà di apprendimento, a cui è stato proposto il medesimo gioco. La proiezione è durata 5 minuti. E noi li chiamiamo deficienti…

lunedì, febbraio 19, 2007

La Musica non Esiste


2007.02.09
“Per me la musica è la vita. Io penso musicalmente.” Così ha esordito il Professor Lino Vianello nella lezione di oggi al Centro Studi di Musicoterapia e Linguaggi non Verbali a Campalto, Venezia. Questa frase mi ha fatto pensare a Mario de Andrade, una delle figure più rappresentative dello scenario culturale brasiliano del 900. Mario de Andrade è lo scrittore più simpatico di cui abbia mai sentito parlare. Non ostante lui pensasse che “Não devemos servir de exemplo a ninguém. Mas podemos servir de lição.”, ho trovato in lui, “paulistano” come me, un modello di vita a me congeniale. Penso di aver letto quasi tutto che ha scritto e avrei voglia di rileggere tante cose sue, se avessi la mia biblioteca qui in Italia. Mi trovo molto in Mario de Andrade. Era amante della musica, si è innamorato di Natal e voleva andare a viverci, si divertiva con la sua macchina fotografica, era brutto ma sorridente, proprio come me e anche lui ha avuto la vita segnata dalla perdita di un fratello. L’unica differenza è che Mario di Andrade a la mia età aveva rivoluzionato la cultura brasiliana del suo tempo e io non ho ancora messo a posto la cucina di casa. Mario di Andrade ha descritto il mio carattere, ancora prima che io fossi nato, nel romanzo-fiaba-indigena “Macunaíma – l’eroi senza carattere” che ha ispirato il film omonimo di Joaquim Pedro de Andrade. Mario de Andrade si è formato al Conservatorio Musicale di São Paulo di cui è stato direttore, ma a un certo momento ha deciso di dedicare la sua vita ad altro che la musica perché “ha scoperto che la musica non esiste, ciò che esiste è l’arte”. Così si è tuffato nella letteratura e nelle arti figurative e ha contribuito a introdurre “carnevalescamente” il modernismo nel Brasile parnassiano. Più tarde avrebbe capito che ciò che lo affascinava non era l’arte, ma la vita. Allora si è dedicato al folclore, all’”antropologia fantastica”, alla fotografia e ha influenzato intellettuali del calibro di Câmara Cascudo. Ma, prima di morire, si è reso conto che la vita non è altro che… MUSICA!