
2007.02.08
La Professoressa Assunta mi ha invitato a conoscere le attività di un gruppo di auto-mutuo-aiuto per vedere se può venire fuori qualche idea di dialogo con la fotografia terapeutica. Sentire la voce della professoressa Assunta mi riempie di una gioia infantile, come ascoltare il canto di un uccellino birichino. La Professoressa è una di quelle persone che riescono a combinare con naturalezza la serietà con il senso di umorismo. Il suo humour non si manifesta attraverso le battute ma attraverso lo sguardo e il sorriso che a volte diventa risata e che dice più delle parole. Non vedo l’ora di incontrare le persone del gruppo di auto-mutuo-aiuto che già prima di conoscerli voglio bene e di rivedere la Professoressa Assunta che per me è un vero privilegio.
lunedì, febbraio 19, 2007
Mutuo Aiuto
Embracing skeletron

Avevo chiesto a mio zio Hercilio Ferrari se sapeva i nomi e i cognomi dei suoi antenati italiani. Zio Hercilio mi ha informato che suo padre si chiamava José Ferrari e sua madre Virginia Viapiana e sono nati in Brasile ma i loro genitori sono originari da Vicenza e Mantova rispettivamente. Oggi è stata divulgata la scoperta di una coppia del neolitico che è stata sepolta romanticamente abbracciata proprio a Mantova. Ho scoperto così gli antenati di Zio Hercilio e Zia Olga e di tutti noi: l’amore.
domenica, febbraio 18, 2007
L’Educatore – Animatore

2007.02.06
Il direttore di una casa di riposo dove ho lavorato mi ha richiamato perché ha ricevuto dalla Regione una direttiva che esige dall’istituzione la presenza della figura dell’ educatore-animatore. “Ayres, tu sei un educatore-animatore?”. Sapevo che in alcune regioni, come in Campania, si è deciso di equiparare queste due figure. Mi sono rivolto all’ufficio formazione della Regione Marche per cercare una risposta. Il Dottor Nino Santarelli ha girato la mia domanda al Dottor Giuseppe Forti che, molto gentilmente mi ha spiegato che:
“L'allegato "B" al regolamento regionale, che forse Lei ha potuto consultare, prevede tra i requisiti di accesso per svolgere la funzione educativa anche....
- Laurea in discipline sociali o umanistiche (scienze della formazione e dell’educazione, psicologia, scienze sociali) del vecchio ordinamento universitario.
- Qualifica professionale conseguita dopo corsi post-diploma riconosciuti dallo Stato o dalle Regioni.
La Regione è in procinto di definire analiticamente i corsi di laurea ricompresi nella dizione "discipline sociali o umanistiche": credo che la laurea in lettere ci rientri.
In seconda istanza bisognerebbe verificare se la qualifica di animatore da Lei conseguita è inserita nel Tabulato regionale delle qualifiche (durata del corso 400 ore).
Potrei verificare la cosa avendo indicazioni più dettagliate sul corso.”
L’animazione e l’educazione sono due pratiche diverse anche se limitrofe. L’animazione e l’educazione hanno in comune il fatto che entrambi sono delle PROFESSIONI che operano nel sociale con lo scopo di attuare il potenziale e incrementare le possibilità dei soggetti, individuale e aggregati, di raggiungere il benessere. Animatori e Educatori si differenziano per gli strumenti che adoperano e per l’enfasi che ognuno da agli obbiettivi specifici all’intero della relazione di aiuto. L’animatore utilizza nella sua prassi strumenti ludici e di attivazione culturale e relazionale che fanno riferimento alla comunicazione e ai linguaggi non verbali, al linguaggio artistico, alla psicologia sociale e di comunità e alle terapie espressive. Secondo me l’animatore è soprattutto un “costruttore di ponti” tra gli individui all’interno di un gruppo e tra i gruppi all’interno di una comunità. L’azione dell’animatore enfatizza gli aspetti di ricreazione, sensibilizzazione e di aggregazione utilizzando tecniche ludiche ed espressive che provengono dal teatro, dalla pittura, dalla musica, pittura, fotografia e dalla tradizione. L’educatore agisce più nella direzione dell’integrazione sociale e culturale. Perciò, anche la formazione dei due professionisti non coincide. Ho l’impressione che l’animazione professionale, come pensata da pionieri come Guido Contessa, cambierà nome o sarà assorbita dall’educazione. Una carissima amica, Barbara, parlando dei miei interventi nelle case di riposo e del libro che ho pubblicato ha osservato che non poteva chiamare animazione il mio lavoro perché sarebbe avvilente. Non c’è niente da fare: Give a “job” a bad name and hang it!
Cantare in Volo

2007.02.05
“Mai dire da quest’acqua io non berrò”, ammoniva sempre Marilva, mia madre. “Perché quando lo dici, la vita ti porta spesso a dover placcare la sete bevendo l’acqua proprio da quella fontana o da quella pozzanghera e la berrai tanta e la troverai pure buona”.
Per saggezza o per scaramanzia io non dico più “da quest’acqua non berrò” e provo a non pensarci nemmeno, perché mi è capitato più di una volta di dover rimangiare le mie parole o di dover ribere i miei pensieri.
Allevare uccellini in gabbia, per esempio, esiste qualcosa di più crudele o di più sadica? “Ecco una cosa che non farò mai!”, dicevo a me stesso. Finché un giorno uno dei muratori che costruiva la nostra casa a Ponta Negra, Júlio, detto Nêgo de Cabaço, arriva da me con una sabiá in gabbia. Senza dire parola, mette un chiodone nella parete della veranda, appende la gabbia e poi sistemando due sedie alcuni metri distante, mi fa segno di stare in silenzio e di aspettare. Dopo alcuni minuti il canto della sabiá esplode, echeggia dentro casa e letteralmente riempie tutto lo spazio circostante con una serie di canti variegati che sembravano durare una eternità. Notando la mia espressione di sorpresa e di meraviglia, mi avverte: “Vedrai l’effetto che fa la mattina presto il primo canto del giorno”. Infatti, il canto di una “sabiá che canta” vicino a te nel silenzio dell’alba è una “musica” che soltanto un Dio-Indio potrebbe concepire. Quella sabiá è stata la prima di un allevamento di uccelli in gabbia che ho avuto per anni.
Rimane sempre il fatto che tenere uccelli in gabbia è una crudeltà tremenda, come lo sono il matrimonio e l’imposizione della fedeltà, la scuola e la fabbrica, come andare in macchina e inquinare il pianeta, come tagliare un albero o mangiare carne. La crudeltà in tutte le sue forme deve essere messa in discussione. Sarebbe auspicabile che ognuno si impegnasse a dare il suo contributo alla ricerca del superamento o quantomeno di una mediazione tra le cose così come stano e le cose come potrebbero o dovrebbero stare e che non si limitasse a liquidare tutte le questioni con un semplice giudizio di condanna. “Accendere una candela invece di maledire l’oscurità”, consigliava Lao Tzu.
Allevare degli uccelli in gabbia ha significato per me dover alzarmi presto la mattina per cambiare le vaschette d’acqua, i contenitori di semi, la frutta, e la sabbia che sta alla base della gabbia. Dovevo osservare se ogni uccellino stava bene, se aveva mangiato, capire le loro preferenze alimentare, stare attento ai sintomi delle malattie. In quel periodo il giardino di casa era pieno sempre pieno di volatili perché il canto degli uccelli in gabbia attrae altri della stessa specie. Le loro jam sections, fatte da dispute e corteggiamenti producono delle melodie emozionante che i musicisti umani possono soltanto sfiorare.
Durante uno dei viaggi in treno per Venezia ho iniziato a scrivere, sul verso di una dispensa di musicoterapia, le storie dei miei rapporti con quelle bestiole: il loro arrivo, il soggiorno e alla fine la loro liberazione. Era un’allegria sofferta tenere gli uccelli in gabbia, c’era un’identificazione da parte mia verso di loro. Mi sentivo in gabbia anch’io. È stata una sofferenza allegra liberarli. Ammiro gli uccelli in libertà ma non mi identifico con loro. Sono uno strano uccello che vive costruendo delle gabbie in torno a sé: casa, macchina, treno, scuola, lavoro. Non ho avuto il coraggio di volare. Non ancora.
Rientrato alla mia dolce gabbia blu, a Loreto, ho intrapreso un viaggio nella foresta della Rete cercando i siti che mi facessero sentire i canti degli uccelli brasiliani. C’e ne sono alcuni meravigliosi. Se andate su ( http://www.eln.gov.br/Pass500/BIRDS/1eye.htm ) 500 Pássaros do Brasil e cliccate su busca potete vedere e sentire tanti uccelli che sono organizzati in ordine alfabetico. Potete anche giocare ad indovinare a quale uccello appartiene il canto. Un altro bellissimo sito è http://www.opescador.psc.br/cantosdasavesdobrasil2.htm Cantos das Aves do Brasil.
Soltanto oggi, dopo vent’anni, ho capito meglio i significati dell’affermazione di Nêgo di Cabaço quando mi ha regalato la sabiá. “Questa sabiá è come te: poliglotta”. Ho sempre preso quella frase come una battuta. Invece oggi, mentre cercavo su internet una registrazione del canto di quell’uccellino che ho avuto acanto per anni, ho imparato da Jacques Vielliard che “poliglotta” è effettivamente una specie rara di sabiá che riesce a memorizzare i canti di diversi uccelli e di riprodurli tutti in fila. Ma che al contrario di altri uccelli imitatori, non ha un canto proprio. Adesso capisco la reazione di Nêgo di Cabaço alcuni anni più tardi quando ha saputo che io l’avevo liberata. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un altro blog.
Per agevolare il godimento di una piccola parte del materiale audio visivo contenuta nei siti menzionati, ho preparato queste brevi presentazioni di uccelli che ho avuto, visto o sentito in Brasile. Ironicamente non sono riuscito a trovare un’immagine della sabiá poliglotta, ne su internet ne tra le mie foto, ma soltanto il canto di un esemplare.
Sabiá-laranjeira
Sabiá da Mata
Sabiá-poca
Pica Pau de Topete Vermelho
Graúna ou Pássaro Preto
Seringueiro ou Fri-frió
Sabiá da Praia
Sabiá do Campo
Curió
Bem-te-vi
Araponga-de-barbelas
Olho de Fogo
Sabiá Poliglotta
mercoledì, febbraio 07, 2007
Ci si Lascia il Cuore

2007.02.04
Siamo andati in piscina insieme, Gi, io e Marina, dopo un sacco di tempo. Ho approfittato e ho fatto anche un po’ di sauna. Ahh che buono. All’uscita ho scambiato qualche parola con Paolo Pirchio, un amico italiano che è stato mio ospite in Brasile. “Da quanto tempo non vai in Brasile?”, mi domandò. “Da tanto.” Risposi. “Ah, Natal, ci si lascia il cuore!”, ha sospirato. “A chi lo dici!?!!” risposi.
L’Infinito

2007.02.03
Stasera siamo andati a cena con Nazzareno e Carla dalla Trattoria Donzelletta in mezzo alla campagna di Recanati. Il ristorante prende il nome da un verso dell’illustre poeta recanatese Giacomo Leopardi, del canto Sabato del Villaggio.
La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Dopo cena, dopo il vino e la grappa, ho riletto uno dei miei poemi preferiti, “L’Infinito”, uno dei poemi più tradotto nel mondo. Mi sono ricordato della “trascriazione” di Haroldo de Campos, che è stato nostro ospite allo Spazio Culturale Babilonia di Natal, il 15 settembre 1992, una serata indimenticabile. Haroldo è arrivato a casa per le mani di Francisco Ivan. È arrivato con Jota Medeiros, João da Rua, Afonso Martins e Abimael Silva. Stelle di prima grandezza. Pure Vinicius de Moraes ha tradotto L’Infinito e che traduzione!
Considero “L’Infinito” di Leopardi un “anticipazione” del training autogeno. Hai mai provato il Training Autogeno? Quale traduzione preferisci? Fammi sapere.
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Trascriazione di Haroldo de Campos
A mim sempre foi cara esta colina
deserta e a sebe que de tantos lados
exclui o olhar do último horizonte.
Mas sentado e mirando, intermináveis
espaços longe dela e sobre-humanos
silêncios, e quietude a mais profunda,
eu no pensar me finjo; onde por pouco
não se apavora o coração. E o vento
ouço nas plantas como rufla, e àquele
infinito silêncio a esta voz
vou comparando: e me recordo o eterno
e as mortas estações, e esta presente
e, viva, e o seu rumor. É assim que nesta
imensidade afogo o pensamento:
e o meu naufrágio é doce neste mar.
Traduzione di Vinicius de Moraes
Sempre cara me foi esta colina
Erma, e esta sebe, que de tanta parte
Do último horizonte, o olhar exclui.
Mas sentado a mirar, intermináveis
Espaços além dela, e sobre-humanos
Silêncios, e uma calma profundíssima
Eu crio em pensamentos, onde por pouco
Não treme o coração. E como o vento
Ouço fremir entre essas folhas, eu
O infinito silêncio àquela voz
Vou comparando, e vêm-me a eternidade
E as mortas estações, e esta, presente
E viva, e o seu ruído. Em meio a essa
Imensidão meu pensamento imerge
E é doce o naufragar-me nesse mar.
Le Nostre Ombre

2007.02.02
Siamo stati al parco questo pomeriggio. In un dato momento, Marina si gira e dice: “Fa una foto alle nostre ombre.”
Mi Auguro Tempo

2007.02.01
Avevo promesso a Luna che sarei andato all’incontro con Mariano Loiacono, creatore del “Metodo alla Salute”, al CRAS di Ancona. Purtroppo non ce l’ho fatta.. Luna è per me una persona molto cara. Abbiamo fatto insieme il primo percorso di fototerapia ad Ancona che è stato molto importante per entrambi. D’allora siamo rimasti uniti da un legame di amicizia fraterna-paterna-filiale-materna-amorosa-fotografica-musicale sui generis. Incontrare Luna per me è come guardare la luna: è sempre una esperienza nuova, piena, sia quando è crescente che quando è calante. Per consolarmi per l’incontro mancato mi sono messo a leggere la pubblicazione dell’Associazione alla Salute di Foggia, LIMAX, che Luna mi aveva regalata l’ultima volta che ci siamo incontrati, nel primo seminario di Mariano e Barbara Loiacono ad Ancona. È stato un regalone che Luna mi ha fatto, presentarmi a Barbara e Mariano. Sono due persone che trasmettono la semplicità illuminata dei profeti e dei visionari contadini. Mi sono sentito un privilegiato. Grande Luna! Nell’editoriale di LIMAX di settembre 2006 Barbara Loiacono riporta una poesia indiana che dice così:
“Ti auguro tempo.
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo per divertirti e per ridere.
Ti auguro tempo non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle, tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.”
Mi auguro tempo per incontrare miei amici ed abbracciarli con tutta la forza della verità.
RigenerArte

2007.01.30
Sono stato invitato a partecipare ad una mostra di arteterapia che si svolgerà all’interno di un convegno di psicologia del titolo RigenerArte. Parlando con l’organizzatrice dell’evento, Patrizia Vetuli (vice presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche), ci siamo chiesti se è l’arte, in quanto fruizione estetica o come qualcosa legata al bello, che rigenera. Credo che l’enfasi deve essere messa nella comunicazione e nell’espressione come tale piuttosto che nel risultato formale che esse possano avere. Non sarà un caso che il Master dell’Università di Torino che si occupa di arteterapia, musicoterapia e drammaterapia abbia scelto la definizione di Terapie Espressive e che il Master dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che tratta gli stessi argomenti abbia optato per definirsi come un percorso formativo di Comunicazione e Linguaggi Non Verbali: Musicoterapia, Psicomotricità e Performance. La parola Arte se pure seducente, è fuorviante in campo terapeutico e educativo. Per quanto riguardano i progetti di “fototerapia” che ho condotto è stato fondamentale superare l’idea di dover produrre delle belle fotografie e spostare l’attenzione dall’aspetto formale delle immagini agli aspetti ludici, relazionali e comunicativi dell’agire fotografico. Per veicolare questo messaggio potrò far leva sul talento ed sull’esperienza dello psicologo e carissimo amico Enrico Smerzini. Avremo l’occasione di riflettere sugli interventi di “fototerapia” con gli adolescenti e bambini, con persone con disaggio psichico che vivono in comunità, e quelle che sono seguite nei centri di salute mentale, con anziani istituzionalizzati e con coloro che vivono in famiglia, con studenti post universitari (in corso) e mi piacerebbe molto includere le persone in carcere e i cechi con cui intendo condividere dei percorsi fotografici e che penso possano contribuire a svelare inaspettate potenzialità della comunicazione fotografica.
lunedì, febbraio 05, 2007
Notizie dal Brasile

2007.01.29
Marcos Marques, mio cugino che non vedo da più di 35 anni, mi ha scritto una lettera incredibile che mescola notizie dal Brasile di Lula, riflessioni filosofiche, citazioni letterarie, sogni e etmologia. Parla dei suoi viaggi nel “Sertão” di Goiás (acaba não mundão). Mi ha fatto venire la voglia di rileggere Guimarães Rosa, “Grande Sertão: Veredas”, “Sagarana”.Ecco il racconto "Il Duello" in italiano. Quando ritornerò in Brasile, voglio tufarmi nel Sertão che non finisce no, mondo grande. Marcos, aquele abraço, cugino amico. Mi manda una foto.
Psicodramma, Moreno e la Prepotenza Adolescenziale

28.01.2007
La domenica pomeriggio degli incontri del Master produce nella mia testa un rumore come quando si mettono dei ghiacci nel frullatore. Tutti gli stimoli, le parole, le risate, i gesti si mettono ad urlare nel mio cervello esausto. Oggi, in mezzo a questa confusione interiore, ho riascoltato la domanda del Professor Ezio Donato: “Avevate mai sentito parlare di psicodramma e di Moreno prima di leggere la dispensa che vi ho dato?” Questa domanda mi ha portato lontano nel tempo e nello spazio. 1978, San Paolo del Brasile quando ho conosciuto Fernando Uzeda, che sarebbe poi diventato un mio carissimo amico e una delle persone chiavi, nel bene e nel male, per la mia formazione. È stato lui ad aspettarmi all’aeroporto di Heathrow nel mio primo viaggio-trasloco all’estero. Con lui ho conosciuto la Parigi che i turisti non vedono. Da lui ho ricevuto l’abbraccio solidale al mio rientro in Brasile dovuto a una tragica perdita familiare. Con lui sono andato ad abitare quando ho lasciato la casa dei miei genitori. Ed è stato a casa dei suoi genitori, Pedro e Vera, lui psichiatra e lei psicologa dove ho sentito parlare di psicodramma e di Moreno per la prima volta. Suo padre, Pedro Moreira Uzeda è stato uno dei principali divulgatore dello psicodramma in Brasile. Ricordo con molta ammirazione quella coppia. Dottor Pedro, una persona brillante, la Signora Vera, una donna elegante, di una bellezza e di una sensualità difficilmente paragonabile. Non so perché pensavo che Moreno fosse argentino e che lo psicodramma fosse un fenomeno di moda dei ricchi spensierati brasiliani, e così non mi sono mai interessato a sapere di più su questa disciplina. Il Brasile è oggi il paese con maggior numero di psicodrammatisti e dove lo psicodramma viene più ampiamente praticato. Dopo trent’anni, ho scoperto che Jacob Levy Moreno non era Argentino, ma che in fondo non aveva nessun’altra nazionalità definita. È nato su una nave senza bandiera, da padre ebreo spagnolo e madre slava, ha preso la cittadinanza rumena, è vissuto e studiato a Viena e trascorso gran parte della sua vita negli Stati Uniti. A questo punto potrebbe anche essere argentino. Ho scoperto anche che lo psicodramma non è una moda dei ricchi brasiliani. E mentre il traghetto mi portava dalla Giudecca a Venezia, mi facevano compagnia i ricordi degli Uzeda, dell’amico-artista Fernando, e mi faceva ridere la mia prepotente ignoranza adolescenziale che forse trascino con me fino ad oggi.
domenica, febbraio 04, 2007
Onde e Dune

2007.01.27
Ognuno di noi doveva portare un oggetto che suscitasse emozione e che avesse un significato personale. Ho portato un cappello che avevo confezionato in Brasile utilizzando una foglia di palma da cocco del albero che stava nel giardino di casa mia sulla spiaggia di Ponta Negra a Natal. Ne avevo fatto tre. Uno ho regalato all’Ambasciatore del Brasile a Roma, Paolo Tarso Flecha de Lima, come ringraziamento per aver ospitato la mostra “Natal a Roma”che avevo allestito all’Ambasciata Brasiliana in Italia nel 1999. L’altro cappello ho offerto al prete – imprenditore Don Lamberto Pigini che mi ha preso per lavorare come operaio nella sua industria grafica Tecnostampa nel 2000. L’ultimo cappello è quello che ho portato al seminario di psicodramma oggi. “Che cosa vorresti vedere?”, mi domandò Ezio Donato, come psicodrammatista. “Non senti la mancanza del Brasile, la SAUDADE?” Allora chiesi di vedere ciò che vedevo dal giardino di casa mia: la Duna Calva, (Morro do Careca) e il mare di Ponta Negra. Per ricreare il paesaggio invitai Antonella Moscardini, la collega del Master con chi più mi identifico, per rappresentare la Duna Calva e “l’Epifania Smeralda”, la “Morellino di Scansano” e la Gabellone; tre fra le più belle colleghe del master per simbolizzare le onde soavi della baia, e io in mezzo. “Che vuoi che facciano le onde, che ti accarezzino?” suggerì il siciliano direttore. E così mi ritrovai davanti la Duna , in mezzo alle onde-donne, alla Giudecca, di fronte a Venezia. Chiusi gli occhi e naufragai nel dolce mare di carezze. Ciò che vissi e sentii è più o meno questo.
venerdì, febbraio 02, 2007
Angelo Smarrito

2007.01.26
Arrivare a Venezia è per me un momento indefinito. Quando si arriva a Venezia? Quando si vede soltanto acqua dai finestrini del treno? Quando si scende le scale della Stazione Santa Lucia? Quando si attraversa il Ponte degli Scalzi? Quando si affaccia al Canale Grande? Quando si entra nella Piazza San Marco? Quando salgo sul treno che va a Venezia? Oggi per me, arrivare a Venezia è stato prendere il battello per la GIUDECCA! Non ricordavo il nome della pensione dove sarei ospite, ne l’indirizzo di dove avrebbe luogo il seminario di psicodramma. Sapevo soltanto che dovevo andare alla GIUDECCA. Mentre cercavo il battello che dovevo prendere un angelo smarrito mi ha toccato le spalle. Era Noodle, mio amico del Master. Ho soltanto goduto il paesaggio e scattato qualche foto per divertimento e mi sono lasciato trasportare dall’angelo smarrito Noodle, Lucca Scantamburlo. L’introduzione allo psicodramma fatta dal professor Ezio Donato è stata stimolante, la cena con Antonella ,Silvia e Carla dalla trattoria Il Cacciatore è stata superba e la preparazione dei “brigadeiros”, alle due di notte nella cucina del convento del Santissimo Redentore dove eravamo ospiti è stata surreale. Ecco la ricetta dei “brigadeiros”:
Ingredienti:
1 lattina di latte concentrato zuccherato = 400 g
2 cucchiai di burro
3 cucchiai di cioccolato amaro in polvere
mezza tazza da tè di cioccolato granulato.
Procedimento:
Versare in una casseruola ad un manico tutti gli ingredienti eccetto il cioccolato granulato.
Portare al fuoco, mescolando sempre l’impasto, finche l’impasto non si stacchi dal fondo quando si inclina la casseruola.
Versare l’impasto in un recipiente previamente imburrato e lasciare raffreddare.
Fare delle palline e girarle sul cioccolato granulato
Sistemarle in formine di carta e servire
giovedì, gennaio 25, 2007
Venti del Nord e Ricordi del “Nordeste”

2007.01.25
Ecco la storia dietro una foto, raccontata da Dauro:
Your blog is a box full of surprises! It´s the first time I see the picture. From left to right: Camilla, me and Kjersti. Natal, Brazil, 1994. I´d rather start from the very beginning: when I was ten y/o, a Norwegian backpacker was a guest in our neighbors. We made acquaintance and I said to myself: one day I´ll go to Norway. A few years later (I was 15), while studying English at Cultura Inglesa (by the way, where I met you), I decided to practise my written skills in a penpal system where we put our data in a computer and it gave us a few names of people. Then...
... I started exchanging letters with Kjersti, a Norwegian girl of 13 y/o. We´ve been penfriends for more than 20 years. In 94 we finally met in a trip to Bolivia and Brazil. In Natal, you and Gigliola honoured us with your hospitality at Babilonia. Three years later, in 1997, my wife Laura and I spent 3 months backpacking in Europe. And finally my dream of visiting Norway was reality. We´ve been invited to Kjersti´s wedding celebration with Erik in a town close to Oslo. It was an intimate party, and we were the only guests from outside the family circle. We had a wonderful time up there. This is, in short, the story of a beautiful friedship
mercoledì, gennaio 24, 2007
Striscia di Amici

2007.01.24
Non è stato per niente facile trovare tra i miei vecchi negativi brasiliani una foto di Hildinha. Dopo una lunga ricerca l’ho trovata! Nella stessa striscia c’era anche la foto che vedete di sopra. La storia dietro questa immagine soltanto Dauro può raccontare. Dai Dauro, lo poi fare come vuoi, in italiano, in portoghese, in inglese o in tupi. Vale la pena.
Ky-Hildinha

2007.01.23
Tre giorni fa, l’uragano Kyrill mi ha fatto ricordare gli amici che avevo quando abitavo nella Berlino del muro, nel 1984. Ho pensato a Hilde, Hildinha. Quante volte negli ultimi anni l’avevo cercata tramite internet, persone che andavano a Berlino, ho persino scritto al vecchio indirizzo suo insieme a una lettera al postino berlinese spiegando che era importante per me ritrovare quella mia cara amica. Niente. Nessuna risposta. È stata Kyrill che mi ha spinto a provarci ancora una volta ad aver notizie sue. Mi domandavo se abitasse ancora a Berlino. Ero sicuro di sì. Guardando le immagini alla tv della baldoria che Kyrill ha combinato in Germania, alla stazione ferroviaria di Berlino mi sono preoccupato. Come starà Hildinha? Ho digitato il suo nome nei diversi motori di ricerca ma trovavo soltanto una sua omonima, una esperta di sanità pubblica, docente all’Università di Berlino. Hildinha insegnava tedesco. Così l’ho conosciuta. Per un periodo, non potendo pagare le lezione, lei ha accettato di continuare a insegnarmi ricevendo in cambio lezioni di portoghese da me visto che doveva fare un viaggio in Brasile. Le lezioni e la nostra amicizia continuarono dopo il suo ritorno. Mi raccontò tante cose da un Brasile che io non conoscevo. Ha parlato di un posto bellissimo, una spiaggia con una duna particolare nel “Nordeste” del Brasile, tra Recife e Fortaleza.
È stata anche a San Paolo, per incontrare la mia famiglia: mia madre, mio padre, fratelli e sorella. Il suo resoconto del viaggio è stato fondamentale per la mia decisione di tornare in Brasile, almeno per conoscerlo. Insieme a Gigliola, ho fatto un lungo viaggio lungo la costa brasiliana, fino ad arrivare ad un posto meraviglioso. In una spiaggia che formava una specie di baia con una duna di contorni particolare. Era Ponta Negra, a Natal. Là, abbiamo costruito la nostra casa, dove 10 anni più tardi, nel 1994, avremmo ospitato Hilde e una sua amica. Poi ci siamo persi di vista. Nel 98 è nata nostra figlia. Nel 2000 mi sono trasferito in Italia per stare con Gi e Marina. Non ho mai dimenticato Hildinha, nonostante la mancanza di contatti o di notizie. Perciò ho provato inviare un messaggio a questa docente dell’ Università di Berlino, domandandogli se per caso sapeva qualcosa della sua omonima. Ecco il mio messaggio:
Hello! I'm looking for an old friend of mine called Hilde Hellbernd,
> "Hildinha". Do you think you can help me to contact her? It'd be just
> great if you could.
> Ayres Marques Pinto
Ecco la risposta:
Nao e possivel:
voce e Ayres de Natal??? Onde voce esta neste momento? Mora em Italie?
Come voce vai? Ahora estoy de prisa, mais informacoes mais tarde....
Que alegria ter noticias de voce
Voce me reconhece na homepage
http://www.ifg-gs.tu-berlin.de/projekte/signal/texte/hellbernd_text.html
Beijo
Hilde
Grazie, Kyrill!!!
martedì, gennaio 23, 2007
Viverlo Voglio Ogni Vano Momento

2007.01.22
Nostro tutor del Master, Professor Tiziano Battaggia, ci ha inviato un messaggio dicendo le cose che dobbiamo portare per il laboratorio di psicodramma alla Giudecca: “i corsisti che suonano portino i loro strumenti; tutti portino un oggetto personale, indumento o altro, ivi compreso cibo, a cui sono particolarmente affezionati e che sia in grado di suscitare delle emozioni; a memoria un verso di una poesia o la frase di un racconto a scelta con lo stesso criterio degli oggetti; tutti dovranno aver letto gli appunti”. Porterò il capello che ho fatto con le foglie della palma da cocco che avevo piantata nel giardino di casa mia a Natal, ma porterò anche un tricorno veneziano poiché Venezia comincia a far acqua alta nel mio cuore. Porterò gli ingredienti per preparare brigadeiro, ( popolare dolcetto brasiliano al cioccolato), aggiungerò un po’ di pistacchi tritati che penso si abbinano bene. Proverò a memorizzare un popolare sonetto di Vinícius de Moraes e la traduzione che ne ha fatto Ungaretti.
Soneto da Fidelidade
De tudo, ao meu amor serei atento
Antes, e com tal zelo, e sempre, e tanto
Que mesmo em face do maior incanto
Dele se encante mais meu pensamento.
Quero vivê-lo em cada vão momento
E em seu louvor hei de espalhar meu canto
E rir meu riso e derramar meu pranto
Ao seu pesar ou ao seu contentamento.
E assim, quando mais tarde me procure
Quem sabe a morte, angústia de quem vive
Quem sabe a solidão, fim de quem ama
Eu possa me dizer do amor (que tive)
Que não seja imortal, posto que è chama
Mas que seja infinito enquanto dure.
Sonetto della Fedeltà
In tutto avrò riguardo del mio amore
Prima e con tale zelo e sempre e tanto
Che pur di fronte ad un supremo incanto
Di lui sia più incantato il mio pensiero.
Viverlo voglio ogni vano momento
E in lode sua sprigionerò il mio canto
Riderò il riso e spargerò il mio pianto
Alla sua pena o al suo contentamento.
Così, quando più tardi mi cercasse
Forse la morte, angustia di chi vive
O lo star solo, fine di chi ama
Possa io dirmi dell’amor (che è stato)
Che immortale non sia, posto che è fiamma
Ma che sia senza fine, finché dura.
L’Anno del Porco

2007.01.21
Ho scoperto che 2007 sarà il mio anno. Secondo l’oroscopo cinese sarà l’anno del porco.
Ma a pensarci bene sarà anche l’anno di: Alipio, Chico Canhão, Dauro, Gilfredo, Ottoni, Ambrósio, Enrico, Nazzareno, Guto, Alfredo, Dunga, Fernando, Chiquinho, Gianluca, Giba, J. Medeiros, Moisés, Neca, Nicola, Lorez8, Sandro, Stefano, Tácito, Valentino… E vai!!!
L’anno del porco – E’ l’anno pieno ed abbondante di prosperosi affari. Le opere di carità serviranno ad aumentare il proprio denaro; la generosità ed il sentimento per il bene prevarranno. Comunque è anche l’anno per vedere le cose e gli aspetti con indulgenza, compiacimento e prodigalità.
A Mezzanotte Russerò a Fianco a Te!

2007.01.20
Il mio vecchio amico Dauro Veras ogni tanto mi stimola a condividere con lui le sue 1001 scoperte. È stato lui a insegnarmi ad aprire un blog. Questo qui è il risultato. Lui mi ha presentato al portale “flickr”, alla rivista online JPGMagazine, al google earth, alla Library Thing e a tante altre cose tra le quali un concorso di romanzi della lunghezza massima di 6 parole. Dauro ne ha scritti parecchi. Potete consultarli cliccando qui. Ho pensato a un romanzo horror-erotico che si svolge in una casa di riposo. Eccolo: “A Mezzanotte Russerò a Fianco a Te” “À Meia-noite Roncarei ao Seu Lado”
Kyrill

2007.01.19
Un uragano in Europa! Pensavo che si facesse sentire anche qui in Centro Italia. Ho guardato il cielo dal balcone di casa al tramonto ma niente, una giornata tranquilla. Per fortuna! Ho pensato agli amici che ho conosciuto quando abitavo a Berlino all’inizio degli anni 80. In particolare, ho pensato a Hilde, Hilde Hellbernd. Dove sarà Hildinha? Una volta gli ho chiesto se pensava di andare a vivere in un’altra città che non Berlino. Hilde ha risposto di no. Allora io ho insistito: e se esplodesse una bomba atomica sopra Berlino? Lei mi ha sorriso con quel suo modo dolce e tenace e rispose tranquilla: “morirei insieme ai miei amici”. Sono sicuro che diceva la verità. Hilde è stata una persona importantissima nella mia vita. È stata lei a farmi capire che era ora di tornarmene in Brasile se volessi sentirmi veramente a casa. Hildinha, una persona meravigliosa. Suo unico difetto è che non è riuscita a insegnarmi il tedesco. Ma nessuno è perfetto
BrasiLeMarche – GRACO – GRIFO (Nazzareno – Lorenz8 – Enrico)

2007.01.18
Giornata intensa di contatti e incontri di lavoro e di amicizia. Prima con Nazzareno, un mio docente di euro progettazione, che è diventato un collega e un amico. Nazza ha invitato a me e a Gi, tramite l’Associazione BrasiLeMache, a partecipare a un progetto per l’elaborazione di un corso di portoghese e di italiano nella modalità e-learning. La mia amicizia con Nazza è nata praticamente al nostro primo incontro, quando è scattata quella simpatia reciproca immediata, che poi si è, mano a mano, rafforzata e stesa alle nostre famiglie e ad alcuni amici comuni. Poi mi è venuto trovare Loren8 (Lorenzotto), dopo un sacco di tempo che non ci vedevamo. Lorenz8 è un animatore nato che fa l’artista. Ci siamo incontrati al corso di formazione per animatori professionali nel 2003 ad Ancona. Lorez8 è stato l’unico collega di corso verso il quale mi si era creata una sorta di antipatia. Il destino ha voluto che Lorenz8 sia l’unico tra i colleghi del corso con cui sono rimasto in contatto. Non solo, siamo diventati anche soci e abbiamo creato insiemi l’Associazione GRACO, Gruppo Animatori di Comunità. Loren8 è un tipo molto particolare, è inutile provare a descriverlo, cambia continuamente pur rimanendo sempre se stesso. Un giorno mi ha chiamato per chiedermi di inviargli i file del libro che avevo appena pubblicato: “Il Volto e la Voce del Tempo”, al quale anche lui aveva collaborato. Il giorno dopo mi richiama per dire che il libro era online. Ha fatto un lavoro bellissimo, un regalone. L’unico problema è che avendo lavorato al computer di sua compagna, che usa l’alfabeto cirillico, tutte le lettere con l’accento vengono sostituite da un “”. Da circa 2 anni che lui mi dice che sistemerà tutto tra pochi giorni. Forse l’ha fatto. Andate a verificare. Il sito è: www.voltodeltempo.altervista.org . Poi ho parlato con Enrico, Enrico Smerzini, “un carissimo amico”, espressione che Enrico utilizza spesso al femminile. Enrico è il Cary Grant della psicologia marchigiana. È un bell’uomo e ha una gestualità e uno stile di comunicazione verbale particolarmente eleganti. Abbiamo fatto un viaggio insieme a Lucca per partecipare a un seminario sulla fototerapia e d’allora siamo diventati carissimi amici. Abbiamo un po’ ripreso le conversazioni sul nostro tema ricorrente: la fototerapia. Enrico, un po’ scherzando e un po’ sul serio mi chiama “fototerapeuta”, nonostante la fototerapia, come la intendiamo noi, è una disciplina tutta da creare e il GRIFO, Gruppo di Ricerca sulla Fototerapia, potrebbe essere uno strumento utile.
lunedì, gennaio 22, 2007
Alla Ricerca della Pentola Concettuale

2007.01.17
Da quando ho iniziato il Master a Venezia, ho praticamente abbandonato il corso di cucina all’ alberghiero. Questo era uno dei timori che avevo al momento della mia immatricolazione al Master, ho pensato che forse non sarei in grado di portare avanti i due impegni, come per altro è successo fino ad oggi. Sarà stato il Caffè Pedagogico che mi ha stimolato a riprendere il corso di cucina, che poi sta per concludersi tra pochi mesi? Mi ricordo di aver discusso la questione con Nenê, mia sorella, dopo l’incontro di presentazione ad ottobre a Venezia. Argomentavo che pendevo più a dedicarmi alla conclusione del alberghiero, visto che la qualifica di cuoco mi permetterebbe di trovare sempre lavoro stagionale relativamente ben remunerato e così potrei spendere parte dell’anno in Brasile. Nenê non era d’accordo. Mi ha detto che ciò che in fondo io cercavo si trovava più probabilmente all’Università di Venezia che nelle pentole delle cucine dei ristoranti. In un certo modo aveva ragione Nenê. Adesso mi rendo conto che negli ultimi anni stavo cercando disperatamente una pentola, “panela” in portoghese, una pentola concettuale, un contenitore per i miei vissuti, i miei studi e le mie svariate esperienze professionali,(Schön); un contenitore dinamico, trasformativo, (Mezirow), dentro il quale mettere gli ingredienti che hanno alimentato la mia vita fin qui, (Knowles), per trasformarli in piati. Dovevo imparare proprio a cucinare le mie idee, le mie prassi, ma mi mancava proprio la pentola, la “panela”, (Padoan), dentro la quale trasformare gli alimenti crudi, attraverso l’azione del fuoco della riflessione e delle letture mirate, in eventuali pietanze da servire a tavola. Mi serviva imparare a individuare e nominare i concetti, identificare le matrici teoriche. In altre parole, dovevo esplicitare il mio sapere implicito. Per questo la prima parte del koan che mi collegava alla Padoan era “PAH nela”. Ma perché “PAH nela” e non semplicemente “panela”, (pentola, in portoghese)? Allora, c’era un programma umoristico televisivo che mi piaceva tantissimo vedere quando ero bambino. Si chiamava, "A Praça da Alegria", La Piazza dell'Allegria, nel quale un simpatico signore, Manoel da Nóbrega, seduto su una panchina, chiacchierava a turno, con i frequentatore di questa piazza immaginaria. Uno dei quadri che mi piaceva di più era quando arrivava Walter D'Avila, un tipo molto allegro, spensierato, perspicace, intelligente ma senza scolarità. Una volta il tipo è arrivato e notando che Manoel da Nóbrega era un po’ abbattuto gli domandò cosa fossi successa. “Sono un po’ giù perché ho perso mia nonna. È morta d’infarto del miocardio.” Allora il tipo, facendo una faccia di chi non ha capito niente, diceva: “Poverina”. “Ma tu sai cos’è l’infarto del miocardio?” E il tipo rispondeva imbarazzato: “No”. Allora Manuel da Nóbrega spiegava: “L'infarto del miocardio è una sindrome che colpisce la parete muscolare del cuore e determina la morte cellulare (necrosi) di una parte del muscolo cardiaco (miocardio)”. “Hai capito?” Allora Walter D'Avila, facendo una faccia più perplessa di prima, rispondeva: “Si, certo dopo questa spiegazione, è tutto chiaro”. Improvvisamente, Walter cominciava a piangere. “Perché piangi?”, domandava Manuel da Nóbrega. “Perché mi sono ricordato che anche mia nonna è morta di recente.”, rispondeva il tipo. “E di che cosa è morta?” “È morta di panela” (pentola). “Ma tu sai cosa significa morire di panella?” “No”, rispondeva Manuel. “Allora ti spiego io: mia nonna ha attraversato la strada senza guardare bene da una parte e dall’altra. In quel momento veniva un tram e PAH (onomatopeica di impatto) nela (contro di lei). Perciò mia nonna è morta di PAH nela. Hai capito? ”
Ma che c’entra questa storia con la Padoan? C’entra e come. A volte la Padoan dovendo spiegare un concetto a noi non familiare lo fa utilizzando altri concetti a noi ancora più sconosciuti. Ma quando capisce che non abbiamo capito niente, fa degli esempi del quotidiano,così terra a terra, che sono persino divertenti. Stasera c’e lezione di cucina e io sono diviso. Una parte di me rimarrà a casa con le dispense della Padoan e un’altra parte di me andrà all’alberghiero, ma non andrà da sola; Andrà-go-Gia…
Mente Sana in Corpo Rotto e la Sosia

2007.01.16
Sono arrivato a casa con i muscoli acciaccati e le ossa rotte ma col cuore e la mente in ebollizione. Quattro giorni intensi di stimoli, di emozioni e di piaceri. Mi aspettavano a casa, un mucchio di cose da sbrigare. Ma oggi non era aria. Proprio non ce la facevo, ero in coma. Dovevo permettere al mio cervello quel minimo di tempo per elaborare e godersene tutto quello che abbiamo vissuto nelle ultime centinaia di ore. Credevo di rientrare subito nella mia quotidianità Loretana, ma prima di farlo ho aperto la posta elettronica. Ho letto il messaggio di Alessandra che diceva che si era divertita guardando i koan che avevo inventato e che aveva persino riconosciuto il suo. Ho conosciuto Alessandra nel primo incontro del primo weekend del Master, precisamente il 10 novembre 2006, al Palazzo Mocenigo di Venezia. Quel primo incontro è stato stranissimo. Mi ero sistemato in fondo alla sala dove c’era una presa per il portatile, visto che volevo registrare la lezione; che poi non sono riuscito a farlo. Ecco che da una porta improbabile, proprio in fondo la sala,vedo spuntare Alessandra con una mossa di chi arriva in ritardo. In una frazione di secondo ho immaginato mio notebook per terra, portato via da questa comparsa inattesa; ho guardato la persona che entrava e ho creduto di conoscerla; mi sono alzato per abbracciarla e baciarla; ma l’espressione di perplessità della persona che ha trovato davanti a sé 90 kg di una sorta di aborigene che sembrava pronto all’attacco mi ha fatto capire che si trattava di un inganno. Per tutto lo weekend ho cercato di individuare per chi avevo scambiato quella giovane ragazza; una faccia così conosciuta e a me vicina. Pensavo proprio a questo quando sono arrivato a casa la domenica alle tre di notte, mentre parcheggiavo la macchina. Certo, era la mia vicina di casa, Francesca Falleroni. Una persona così discreta che quando siamo stati presentati per lavorare in un progetto insieme, ho domandato se lei era di Loreto, per poi scoprire che era mia vicina di casa. Così ho chiamato Alessandra Francesca e d’allora, quando incontro Francesca, la chiamo Alessandra, Alessandra Petronilli.
domenica, gennaio 21, 2007
Reciprocità

2007.01.15
Siena – Firenze – Venezia - Ancona
Sono arrivato a Venezia un po’ in anticipo per il Caffè Pedagogico di Ivana Padoan. Ho fatto in tempo pranzare dall’Osteria Da Toni, davanti al Palazzo San Sebastiano, dove avrebbe luogo il Caffè Pedagogico. Ogni lunedì pomeriggio la Padoan riunisce un gruppo eterogeneo di persone per dibattere in maniera organizzata una tematica. Questa è stata la mia prima partecipazione. Ho ripreso l’incontro con la video camera. Si è cercato di preparare l’incontro successivo che avrebbe approfondito il tema della reciprocità, prendendo in considerazione i rapporti uomo – macchina, uomo – donna, maestro - allievo. Credo che questo tipo di incontri siano molto stimolanti. Prossimo lunedì, il Caffè Pedagogico di Venezia sarà collegato in videoconferenza con l’Università di Roma.
Il tema della reciprocità è attuale e affascinante. Mi fa riflettere come la società postmoderna riprenda e dia una dimensione scientifica ad alcune pratiche “primitive” che vengono a soccorso di questo nostro mondo che in questo momento ha sempre più possibilità di aiutare gli uomini e gli altri essere viventi a conquistare la felicità, ma che allo stesso tempo sembra dimostrarsi incapace di farci avviare definitivamente sulla strada del benessere spirituale. Facendo un giro in internet ho incontrato un libro di Luigino Bruni intitolato Reciprocità. Mi pare di averlo ascoltato a Radio 3 Scienza. Ho fatto una lunga ricerca negli archivi di quel programma ma non sono riuscito ad riascoltare quella trasmissione. Ho trovato anche una tesi sullo stesso argomento: il paradosso del dono fra reciprocità e dispendio, di Cristina Tagliabò. Mi piacerebbe tantissimo partecipare all’incontro del Caffè Pedagogico del 21 gennaio. Mi sarebbe molto piaciuto dare un contributo a livello gastronomico a questo dibattito, portando “brigadeiro” (dolcetti al cioccolato popolarissimi in Brasile), quindim e tapioca. Vorrei pure inventare un dolce in forma di bastoncino rosso e chiamarlo “pau-brasil”. Non mi ricordo dove ho letto che la Venezia del cinquecento è stata costruita sopra i tronchi millenari di pau-brasil arrivati dalla nuova colonia portoghese.
Russi da Morire!

2007.01.14
Ieri ho dovuto cambiare stanza, la singola non era più disponibile. Ho dormito in una camera doppia con Max, il Bello. Poverino, non stava tanto bene. Le vicende del cuore, da una parte, e l’imbarazzo della scelta dall’altra, hanno messo in crisi altre parti del suo organismo. Il suo malessere, mal di pancia per gli altri mortali, ha creato un certo subbuglio nel riparto donne (97%) del Master. Prendendo spunto da questa atmosfera frizzante che si è creata a torno a lui, ho raccontato, la mattina dopo, che abbiamo passato la notte in ospedale. Non solo; ho detto che il medico aveva affermato che il malato aveva bisogno di tante coccole. Non ostante l’assurdità della storia mi hanno creduto tutti, anzi, tutte. Quando Max è entrato in sala è stato subito sottoposto a un trattamento intensivo “coccolaterale”. Dopo un po’, Max mi si avvicina e dice: “ Te lo dicco in simpatia, ma russi da morire!”
Questa è stata per me una rivelazione sconvolgente. Ma come, nessuno mi ha mai detto! Certo, mica vado in giro dormendo con altre persone, purtroppo. Ma almeno Gi mi avrebbe detto qualcosa.
Finito l’incontro, mi sono diretto a Siena per incontrare Gi, che doveva dare un esame all’Università la mattina seguente. Ci siamo incontrati sul treno nel tratto Bologna – Firenze.
Gi, il mio compagno di stanza ha detto che russo da morire.
“A chi lo dice!”
Ma come a chi lo dice, tu lo sapevi? Perché non mi hai mai detto niente?
“Ma dai che non è grave. Poi, non è sempre che russi”
E quando russo?
“Soltanto quando dormi”
Siamo sposati da più di vent’anni e Gi mi tiene le cose nascoste. Uhm, mi ha messo la pulce nell’orecchio.
Ci abbiamo mangiato sopra, in un ristorantino vicino al residence dove eravamo ospiti a Siena. Gi era in grande forma. Prima di rientrare ci siamo fermati un attimo in una chiesa dove si faceva una sorta di vigilia. Sul portone d’entrata c’era una citazione di Sant'Agostino: “Una piccola cosa è certamente una piccola cosa, ma fare bene una piccola cosa, è una grande cosa.”
Siamo andati a letto e alla fine mi sono addormentato e sicuramente avrò russato; bene.
Scacchi, Guerra e Garibaldi

2007.01.13
Secondo giorno del seminario di psicomotricità. Abbiamo discusso le questioni suscitate dalle lezioni, in piccoli gruppi.
Alla fine della giornata, mentre aspettavo per uscire con le colleghe per andare a cena, mi è capitato davanti un folder che parlava della Piazza di Marostica dove, negli anni pari, si tiene una partita di scacchi viventi, una tradizione che risale al 1454. In quel anno due giovani nobili volevano battersi in un duello per contendersi la mano della figlia del Castellano del paese. L’illuminato Castellano ha proposto che la disputa si facesse con una partita di scacchi, in piazza. Il vincitore si sarebbe sposato con la figlia oggetto della disputa, mentre lo sconfitto sposerebbe la sorella.
Mi sono ricordato che nel 1990, prima della guerra di Bush padre contro Saddam Hussein, la neo creata Babilônia ha organizzato un torneo di scacchi con la partecipazione di persone di diverse nazionalità residenti a Natal, come forma di manifestazione ludico culturale contro la guerra imminente. Quanto sangue sarebbe stato risparmiato se il conflitto fosse risolto diversamente. A diciasette anni di distanza, si combatte ancora, non si sa bene perché. La guerra dovrebbe diventare un tabù, una sorta di azione non degna dell’essere umano civilizzato. Sarà cosi un giorno? O ci ammazzeremo tutti prima?
Nel frattempo, sono arrivate le colleghe e siamo andati a mangiare alla Trattoria Garibaldi, l’eroe dei due mondi. Siamo stati da Dio, abbiamo mangiato e bevuto in santa pace. Al posto del sangue, il vino; invece delle bombe ci siamo fatte tante risate.
sabato, gennaio 20, 2007
Rincontro, Bassano del Grappa e Psicomotricità

2007.01.12
Non mi è mai piaciuto alzarmi presto, ma se devo fare qualcosa di bello o d’importante, ecco che diventa quasi divertente.
Mi ricordo una volta, quando ero bambino, e che mio padre finalmente si è mostrato disponibile a portarmi con sé per andare a pescare. Ma c’era un problema: si partiva prestissimo e se io non mi svegliasse alla prima chiamata, rimanevo a casa.
Mica ho dormito, io. Quando mio padre è entrato in camera, senza accendere la luce per non svegliare miei fratelli, l’ho sorpreso io che ero già in piede e vestito, pronto per partire.
Così, anche oggi mi sono svegliato presto, bello e fresco, con quel pizzico di eccitazione per il rincontro con i colleghi del Master, a Bassano del Grappa, che è anche la terra della grappa, o sarpa, come la chiamano da queste parti.
Questo è stato il quarto incontro, ma per certi versi è stato anche il primo. Il primo incontro dell’anno, ma anche la prima volta che l’ho vissuto come un vero rincontro. Ormai si sono creati dei rapporti all’interno del gruppo, inizio di rapporti di amicizia a colore, acquarello, pastello, comunque a colore.
Mi sento spinto verso gli altri, mosso da un soffice sentimento di curiosità vera che mescola ammirazione e critica, empatia e un’infantile voglia di scherzare. Per la prima volta, almeno che mi ricordi, non c’è nemmeno una persona che m’ispiri antipatia o indifferenza. Magico!
Ho lasciato lo zaino all’hotel e sono andato a cercare l’ARFAP (Associazione per la Ricerca e la Formazione all’Aiuto Psicomotorio). Non c’era ancora nessuno tranne che la Professoressa Sonia Compostella. Mamma mia, che persona squisita. Abbiamo fatto due chiacchiere, ho raccontato un poco di me, ho scoperto che c’è una psicomotricista brasiliana che è il punto di riferimento in Brasile per il Metodo Aucouturier, Sílvia Carnê.
Siamo andati insieme per ricevere il gruppo davanti all’Hotel Brennero. Arrivavano in piccoli gruppi: Tiziano e Tiziana; Irene, Antonella e Marta; Noodle, Geyleen e Federica; Lara, Laura, Chiara e Max; Diavolona e Diavoletta; Luca e Paola, Francesca, Silvia, Fiofil, Chiara Piazza e Carla(in ritardo).
Il seminario di psicomotricità si è basato sulla proiezione commentata di sedute di psicomotricità tenute dalla Compostella. Alla fine, la Professoressa ha fatto delle considerazioni generale sull’attitudine di aiuto, sui bambini, sugli adulti e sul gioco.
Dopo l’incontro siamo andati a cena d’Al Saraceno. Eravamo in 11: Diavolona e Diavoletta, Chiara, Max, Carla, Federica, Silvia, Lara, Laura, Geyleen e io.
Sono stato benissimo e ho dormito come un sasso.
giovedì, gennaio 11, 2007
Koan dei Nomi
2007.01.11
Non sapevo cosa fosse un koan. Me l’ha detto Noodle (Luca), un collega del Master. Si può dire che il koan è uno strumento di meditazione orientale che consiste in proporre una domanda, un dialogo o altro, apparentemente assurdo, che serve di spunto a un percorso di scoperta. Si può capire meglio visitando il sito:
Koan Wikipedia Un esempio delizioso si trova nella chiusura della tesi proprio su i koan, di Andrea Vittorini:
Il maestro: “Che cosa è lo Zen?”
L’allievo (dopo una lunga pausa): “E’ Zen”
Il maestro: “Chiacchierone”
(Aneddoto di D. Suzuki)
www.koanseling.com
Domani m’incontrerò con i colleghi del Master e gli consegnerò i koan che avevo preparato per me stesso per ricordare i loro nomi.
Adesso intendo raccontare il viaggio mentale che ogni koan mi ha spinto a fare. Penso di fare altri per altre persone che conosco, utilizzando altri mezzi. Se vuoi vedere i primi koan poi visitare il sito:
www.flickr.com/groups/koandeinomi
.
Mutazione Tele-Genetica

2007.01.10
Non potevo mai immaginare che un giorno avrei partecipato come cavia ad una sperimentazione scientifica.
Sono stato infetto da un virus telematico che ha fatto un salto tele-genetico e riesce infettare gli esseri umani che trascorrono molto tempo davanti al computer. Questo fine settimana andrò a Bassano di Grappa per le prime sezioni di terapia psicomotoria. Microsoft e le case farmaceutiche stano lavorando insieme per sviluppare un antivirus telegenetico.
Intanto mi sto divertendo a costruire l’albero genealogico della mia famiglia usando il programma GENEALOGIA. E’ veramente forte.
Spero di star meglio per dopodomani, per l’incontro a Bassano.
E’ giallo sulla morte di Saddam Hussein. Sembra che gli americani abbiano impiccato un suo sosia per sbaglio.
Oggi ho chiacchierato con Zia Olga, Zia Teresinha e con Nenê. Grazie, SKYPE.
Dauro Veras, mio grande vecchio amico, mi ha mandato una foto del nuovo gioco dei bambini brasiliani: “notebook de pau”. E’ arrivata la fine del mondo!
http://dauroveras.blogspot.com/2007/01/notebooks.html
mercoledì, gennaio 10, 2007
Giornata Dispersiva

2007.01.09
Dovrebbe essere una giornata di studio e di preparazione per l’incontro del Master di questo fine settimana. In parte è stato così. Ho letto una dispensa sull’educazione degli adulti della Professoressa Ivana Padoan e ho ascoltato mezzora di registrazione della lezione di Mario Paolini sulla Musicoterapia. Il resto della giornata ho dedicato al caricamento delle due foto per il concorso della JPG Magazine, una rivista ondine. Per il tema lavoro ho messo la foto di Massimo Mosca mentre fa la manutenzione di una macchina di stampa offset, AURELIA, alla Tecnostampa , scattata nel 2000. Per il tema strada ho messo una foto di un gruppo di musicisti che suonano durante la manifestazione per la pace del 15 febbraio 2003. Queste due foto mi hanno innescato una serie di ricordi di due fasi dell’attuale periodo italiano. Il lavoro in fabbrica all’arrivo in Italia e l’amicizia con Daniela Marsigliani e Marisa Pizzichini iniziata proprio sul treno della pace del 15 febbraio. Poi le associazioni mentali: pace, guerra, Irak, Saddam Hussein, Babilonia, Natal…
Poi ho risposto alcuni email, prenotato l’albergo a Bassano di Grappa, ho letto la notizia sul giallo della strage di Erba. Strage perpetrata dal tunisino geloso, ex carcerato che esce dalla prigione grazie all’indulto, che poi diventa la strage fatta da una normalissima coppia di italiani che ha per movente 3.500 Euro. Sono le 4:45 del mattino e tutto va bene.
martedì, gennaio 09, 2007
Check Out My Submission to JPG Magazine
Hi there! Ayres Marques wanted to tell you about this submission to JPG Magazine. Check it out!
http://www.jpgmag.com/photos/43507
Sto partecipando al concorso della rivista online JPG Magazine con queste foto. Se ti piacciono, votale. Abbraccio, Ayres
Check out this JPG Submission
Hi there!
Ayres Marques thought you might like this submission to JPG Magazine's next issue. If you do, vote it up!
http://www.jpgmag.com/photos/43483
Thanks,
--JPG Magazine
Generazione a Scoppio Ritardato

Foto: Marina
2007.01.08
Abbiamo fatto pace il computer ed io. Abbiamo entrambi riconosciuto i nostri errori. Anche il vecchio buon scanner ha deciso di collaborare. Sono andato da De Angelis per ordinare il porta-pellicola FH-3 per il Coolscan: 44.00 Euro. Poi sono andato a piedi fino la Feltrinelli, circa 5 km andata e ritorno. Cercavo “Carte d’Identità”, della Fabbri, consigliatomi dalla Professoressa Ivana Padoan, per la mia tesi del Master. E’ fuori catalogo. Ho fatto un salto da Alessandro Finucci della Biblioteca di Loreto e tutto a posto, tra alcuni giorni lo avrò in mano. Roberto Castra mi ha guidato via telefono per “risetare” il computer. Ho istallato un antivirus e adesso sto tranquillo per quanto riguarda il computer, ma sento che io ho preso un virus influenzale. Spero non dover andare in quarantena. Ho scattato alcune foto nel pomeriggio per documentare la disposizione dei quadri e delle foto esposte a casa. C’era una bella luce. Oggi, ascoltando Damasco, a Radio 3, ho sentito Francesco Piccolo che commentava la sua identificazione col sentimento di “generazione perduta” proprio di Scott Fitzgerald. Questo mi ha fatto ricordare un episodio successo nel 75 quando studiavo nel Colégio de São Bento, che vorrei un giorno raccontare. Ho pensato a Gilfredo Pinheiro, Ottoni Fontana, Bosco Brasil, Renato Ambrósio e a un altro sambentista, che ha fatto un tipo di manifestazione “sovversiva”, in mezzo alla dittatura militare, distribuendo noci ai passanti del Largo de São Bento ripetendo sarcasticamente: “o Brasil è feito por nozes”. Forse la nostra non è una generazione che ha fatto cilecca, ma semplicemente sarà a scoppio ritardato. Almeno lo spero.
lunedì, gennaio 08, 2007
Domenica Persa

2007.01.07
Ho perso tutta la domenica a combattere con lo scanner Nikon Coolscan V ED per scansionare le pellicole del periodo della Tecnostampa. Ma non c’è stato verso. Alcune strisce semplicemente non vengono accettate a causa di una minima irregolarità. Ho provato con il vecchio scanner della Epson, il Perfection 1260, ma anche lui non lavora la domenica. Mi tocca adesso comprare il porta pellicola fh-3, che non so quanto costa, ma che sicuramente dovrebbe essere fornito con lo scanner che è costato 735.00 Euro. Io sono testardo ma il computer è molto più testardo di me.
Avrei voluto iniziare la settimana con un a sensazione di aver concluso qualcosa. Ma non fa niente, bisogna sempre fare i conti con gli imprevisti. Mi ha salvata la domenica una chiacchierata attraverso Messenger con Bia Beatriz, mia cugina, mentre tentavo di capire lo scanner, il computer, l’informatica… Ayres, oggi hai preso zero.
domenica, gennaio 07, 2007
Russell, la Fabbrica e la Felicità

2007.01.06
Bertrand Russell, mio guru, ha suggerito ai suoi contemporanei inglesi che soffrivano di noia, di andare in vacanza a lavorare in una fabbrica dell’Unione Sovietica. Secondo lui, era molto probabile che l’annoiato inglese sarebbe tornato trasformato dalle sue vacanze. Appena arrivato in Italia, nel 2000, rileggevo il suo divertente trattato filosofico sulla felicità nelle poche ore che non mi trovavo a lavorare in fabbrica, alla Tecnostampa. Non era certo una siderurgica sovietica, ma il passaggio di una vita all’area aperta, sotto un sole “nordestino” rinfrescato dalla brezza atlantica della spiaggia di Ponta Negra alle giornate da operaio manuale dentro un’industria grafica in mezzo a enormi macchine rumorose, respirando il profumo di inchiostro e trielina non rientrava assolutamente nei miei progetti di vita.
Oggi ho passato la giornata a scansionare i negative delle foto che ho scattato in quel periodo. Ho scansionato circa la metà dei trecento scatti che sono riuscito a trovare nei miei album. Scattavo solitamente di sabato, quando la fabbrica era un po’ meno caotica, i capi si vedevano di meno e i miei colleghi operai erano meno stressati.
Mentre guardavo quelle immagini, alcune veramente belle, a distanza di 5 anni, ricordando e rivivendo quel periodo epico-prosaico della mia vita, mi rendevo conto di quanto la fotografia e Bertrand Russell mi abbiano aiutato a trascorrere quelle lunghe giornate e a dare un senso e un po’ di emozione a quella fase della mia esistenza. Mi sono ricordato di alcuni progetti che avevo e di alcune storie che volevo raccontare. Spero di poterlo fare un giorno, un giorno che sento che si sta avvicinando.
sabato, gennaio 06, 2007
Storie di Famiglia in Lontananza

2007.01.05
Mi ero proposto di andare a letto più presto.
Ultimamente non riesco a finire le mie cose giornaliere prima delle 2.30 di notte.
Prima di sconnettere il computer, ho voluto salutare brevemente mia zia Olga che vive a Caldas Novas, in Goiás, Brasile. Erano le 9. Ho appena chiuso la chiamata: è l’una di notte.
Mentre chiacchieravamo, è venuto fuori il nome di mio zio Atílio, poi di mia zia Terezinha, e di mio cugino Marcos e di mie cugine Teresa e Lígia. Allora abbiamo deciso di provare a chiamarli.
Fortunatamente li abbiamo trovati a casa, Marcos e zia Terezinha. Mentre parlavo con Zia Olga con MSN, parlavo con Zia Terezinha e Marcos con Skype Out, senza che Zia Olga e Zia Terezinha potessero sentire una all’altra.
Una volta finita la chiamata con Zia Terezinha e Marcos, ho iniziato a salutare anche Zia Olga. Nel frattempo suona il telefono. Era Marcos che chiamava Zia Olga. Allora ero io che sentivo solo Zia Olga che parlava con lui. Ogni volta che volevo intervenire lo dovevo fare attraverso Zia Olga. Poi anche Zia Terezinha ha chiamato Zia Olga che andrà a Brasília domani per incontrarli.
Comunque è solo l’una e un quarto e io sono riuscito a tenermi al mio proposito di andare a letto più presto, anche se non di molto.
venerdì, gennaio 05, 2007
Voci Bianche
2007.01.04
Abbiamo accompagnato Marina a Grottazzolina per la rassegna di voci bianche.
Si sono presentati il Coro di Grottazzolina, diretto dal Maestro Katy Nataloni, il Coro San Massimiliano Kolbe di Jesi, diretto dal Maestro Nicola Ciarimboli e il Coro Stabile dell’Istituto Comprensivo di Loreto, diretto dal Maestro Tiziana Antrilli.
I bambini hanno potuto partecipare a un workshop condotto da una simpaticissima ragazza spagnola, Maestro Pilar Bravo.
La chiesa dove si è svolto il concerto, Chiesa S.S. Sacramento, ha dei bellissimi affreschi.
Il programma portava una citazione di Robert Schumann: “In ogni bimbo si può cogliere una meravigliosa profondità espressiva…”
giovedì, gennaio 04, 2007
La Luna e il Mar lontani…

2007.01.03
La luce stupenda della giornata di oggi e l’emozione di vedere quadri e foto ben sistemati sulle pareti di casa, il carpaccio di salmone e champignon preparato con l’aiuto di Marina, l’Alcamo, vino bianco della Sicilia e la consueta dolcezza di Gi hanno vestito la mia saudade di Natal con un abbigliamento di lusso. Allora mi è venuta l’idea per un video che racconta come tutto qui mi rapporta alla Città del Sole. Con le immagini di Loreto, Porto Recanati, Numana e Sirolo, con lo sfondo musicale delle voci di Terezinha de Jesus e di Elino Juliao, i miei commenti nostalgici e Gi con Marina che appaiono ogni tanto, cosi per caso, ma che per caso non è.
Ho già ripreso le prime immagini. La Luna che nasce dietro l’Adriatico piato, vista dalla finestra di camera mia. La luna e il mare qui mi sembrano lontani se paragonati alla luna che sorge dietro il Morro do Careca sulla spiaggia di Ponta Negra visti dalla finestra della mia Babilônia.
E as aves que aqui gorjeiam não gorjeiam como lá…
mercoledì, gennaio 03, 2007
Le scelte, il caso e il sudore

2007.01.02
Molto più difficile che ritagliare i passepartout montare le cornici, bucare il muro con il trapano, mettere dei gancetti, spezzare le catene e appendere i quadri in un posto preciso, è decidere quale opera esporre e quale conservare temporaneamente nascoste. Le ragioni di ordini affettivo, visivo, di importanza storica e di significato personale si combattono a vicenda per imporsi una sulle altre. Mi occorrerebbero altri 150 m² per poter mostrare una parte più consistente della mia collezione di foto e pittura. Ogni tanto smetto di scrivere queste parole al computer, alzo gli occhi e guardo i lavori esposti in sala. Dietro ogni lavoro c’è un artista che ho conosciuto, che a volte è diventato un amico. Dietro ogni quadro, dietro ogni foto c’è una storia, c’è un momento carico di significati, a volte sfuggenti ma sempre pieno di emozione. Sulla parete proprio davanti a me vedo dei Marcelus Bob, Falves Silva, Carlos Humberto Dantas, Novenil, Morgantini, Fernando Uzeda, Enzo Bevilacqua, J. Medeiros, Antonello L’Abbatte, Diniz Grilo, Vatenor, Assis Marino, Pedro Pereira, Dorian Gray, Silvia, Romeo Bocconi, Marcelo Fernandes e Aucides. Sulla parete alla mia sinistra ci sono le mie foto e su quella dietro a me ci sono le foto dei miei maestri: Chico Canhão, Professor Carlos Lyra, Emerson do Amaral, Nadelson, Paulo Oliveira, Corrado Vidau, Bacco da Silva, Fernando Pereira. Lungo i corridoi e nelle camere ci sono gli altri fotografi, la maggior parte amici miei. Ogni foto, ogni quadro racchiude un racconto, che un giorno vorrei poter svelare, magari chiacchierando con mio amico João de Deus, João Carlos e il Signor Anchieta, la prossima estate qui in Italia.
martedì, gennaio 02, 2007
Buon Giorno 2007

2007.01.01
Buon Giorno, 2007!
Giornata dedicata alla sistemazione delle foto e dei lavori su carta di artisti natalensi.
Riguardare le foto, le opere degli artisti-conoscenti e amici, vederle sulle parete dell’appartamento, mi sembra la rinascita della Babilônia.
Mi pare di essere ben avviato lungo il percorso di elaborazione dell’allontanamento e del distacco fisico dalla mia città, dalla mia spiaggia, Ponta Negra.
Sono forti e aggrovigliati i legami con la gente, la terra e il mare di quel pezzettino di mondo: casa mia.
Re-inventare la Babilônia, qui in Italia. E’ già cominciato…
2007 inizia con speranze serene, alcune intenzioni semplici e che non sono promesse. Vediamo per quanto tempo reggeranno.
Foto: Gi che legge per Marina
Video: Gi che legge per Marina.
Blog: Buon Giorno 2007!
Albero genealogico:
Adélia Ribeiro Franco = nonna di mia nonna Rosa
ha avuto tre figli:
Emídia (madre di nonna Rosa), Oswaldo o Osvaldo Ribeiro Franco e un’altra che Zia Olga Adélia non si ricorda.
Adélia Ribeiro Franco, è scesa a piede da Bahia, probabilmente da Catolé, e si è stabilita a Mococa.
Osvaldo Ribeiro Franco è continuato fino a São José do Rio Pardo. Più tardi si sarebbe trasferito a São Paulo.
Emídia Ribeiro Franco si è sposata con Sebastião, ma è diventata vedova molto presto.
Nomi di persone e luoghi che raccontano una storia:
Rodovário, attuale Alumínio, (Vovô)
João Rossi, (bisavó Emídia)
Largo da Pólvora, (Baixinho)
Dr. Said, (Mamãe)
Vitória, (Titia Olga)
Barra Alegre, Araguari, (Mamãe)

